Basilicata

Il bene comune come responsabilità politica per le comunità arbëreshë

La figura di Attanasio Dramis ispira le fragili comunità arbëreshë calabresi a superare le divisioni politiche attraverso cooperazione e bene comune.

Santo Vuono

Quando la storia diventa responsabilità. Ci sono figure storiche che appartengono al passato e altre che, pur essendo lontane nel tempo, continuano a interrogare il presente. Attanasio Dramis rientra senza dubbio nella seconda categoria. Ridurre Dramis a semplice patriota del Risorgimento italiano significa non cogliere la profondità della sua esperienza. La sua vita, attraversata da lotte, carcere, disillusione e rielaborazione politica, rappresenta un percorso che parla direttamente alle difficoltà delle comunità locali contemporanee, in particolare a quelle arbëreshë della Calabria. Oggi, in un contesto segnato da frammentazione politica, crisi demografica e debolezza istituzionale, la sua vicenda assume un valore che va oltre la memoria: diventa una proposta di metodo politico, fondata sul bene comune e sulla cooperazione. 

LE RADICI: COMUNITÀ ARBËRESHË , IDENTITÀ E FORMAZIONE POLITICA

Le comunità arbëreshë non sono semplici realtà periferiche. Esse rappresentano una forma storica di resistenza culturale e, allo stesso tempo, un esempio di integrazione dinamica. Luoghi come, San Giorgio Albanese, San Demetrio Corone, Lungro hanno svolto nel XIX secolo una funzione decisiva, erano centri nei quali identità, istruzione e politica si intrecciano. In questo contesto si forma Dramis che nasce a San Giorgio Albanese il 1° Maggio del 1829. Non in una capitale, ma in una comunità che conservava la lingua e la tradizione partecipava attivamente alla vita politica e sviluppa una coscienza collettiva. Qui emerge un primo punto fondamentale, la politica nasce dalla comunità, non dalla sola istituzione. 

LA SCELTA DELLA LOTTA: TRA IDEALISMO E REALTÀ

L’adesione di Dramis ai moti del 1848 non fu un episodio isolato, ma il risultato di un processo di maturazione. Il 1848 fu un anno europeo, ma nel Mezzogiorno assunse caratteristiche specifiche: forte repressione, assenza di riforme strutturali, radicalizzazione delle opposizioni. Il rapporto con Agesilao Milano rappresenta uno dei momenti più intensi della sua vita politica. L’attentato contro Ferdinando II di Borbone nel 1856, pur essendo un gesto individuale, fu il prodotto di un clima politico esasperato. Dramis non fu l’esecutore, ma fu colpito dalla repressione: arresto, detenzione senza processo e isolamento politico. Questo passaggio è cruciale, la politica, quando perde equilibrio, genera ingiustizia anche verso chi non agisce direttamente. 

IL CARCERE COME LABORATORIO POLITICO

Spesso si pensa al carcere come a una parentesi nella vita politica. Per Dramis fu invece un momento di trasformazione. Durante la detenzione, egli maturò alcune convinzioni che anticipano riflessioni moderne, la libertà politica senza giustizia sociale è incompleta, il popolo non può essere spettatore della politica, la partecipazione è più importante del protagonismo individuale. Quando nel 1860, con l’azione di Giuseppe Garibaldi, il sistema borbonico crolla, Dramis torna alla vita politica attiva. Ma il suo entusiasmo è già temperato da una consapevolezza, l’unità nazionale non risolve automaticamente i problemi sociali. 

LA DISILLUSIONE POST-UNITARIA E LA NASCITA DI UNA NUOVA POLITICA

Dopo l’Unità d’Italia, molti patrioti meridionali vissero una fase di profonda disillusione. Anche Dramis. Le aspettative di rinnovamento si scontrarono con: centralizzazione del potere, marginalizzazione del Sud, esclusione delle masse popolari. È in questo contesto che Dramis si avvicina a nuove idee. Entra in dialogo con, Michail Bakunin, Karl Marx. Ma, a differenza di altri, non aderisce rigidamente a un’ideologia. Il suo tratto distintivo è il realismo politico. Successivamente si avvicina a una sintesi più equilibrata, vicina alle posizioni di Andrea Costa, cercando una mediazione tra: democrazia, giustizia sociale, partecipazione 

COMUNITÀ ARBËRESHË DELLA CALABRIA, IL NODO CONTEMPORANEO: COMUNITÀ FRAGILI E POLITICA DIVISA

Se osserviamo oggi le comunità arbëreshë della Calabria, emergono problemi strutturali che non possono essere ignorati: spopolamento e migrazione giovanile, crisi economica locale, perdita di continuità amministrativa, frammentazione politica. Ma il punto più critico è un altro: la difficoltà di collaborazione tra le forze politiche locali. Nei piccoli comuni, il conflitto tra maggioranza e opposizione diventa spesso personale e paralizzante. Questo produce: blocco decisionale, sfiducia dei cittadini, isolamento istituzionale.

IL BENE COMUNE COME METODO POLITICO (NON SLOGAN)

La lezione di Attanasio Dramis può essere sintetizzata in un principio forte, il bene comune è una pratica, non una dichiarazione. Significa: assumersi responsabilità anche quando non conviene politicamente, distinguere tra interesse pubblico e competizione elettorale, costruire continuità tra amministrazioni diverse. È una visione esigente, perché richiede maturità politica. 

VERSO UNA POLITICA DELLA COOPERAZIONE: PROPOSTA CONCRETA

Se si vuole davvero applicare questa lezione, servono strumenti operative: Livello istituzionale, tavoli permanenti tra maggioranza e opposizione, piani strategici pluriennali condivisi, trasparenza nelle decisioni, Livello sociale, coinvolgimento delle associazioni, partecipazione dei giovani, valorizzazione della cultura arbëreshë, Livello territoriale, rete tra comuni arbëreshë, collaborazione con enti regionali, progettazione europea condivisa. Non è utopia: è organizzazione politica. 

MEMORIA ATTIVA: IL SIGNIFICATO DELLA LETTERA A CRISPI

Nel 1895, Dramis scrisse a Francesco Crispi per difendere la memoria del Risorgimento democratico. Quel gesto non fu nostalgico, ma profondamente politico. Era, una presa di posizione, una difesa dei valori, una critica alle derive del potere, In altre parole: memoria come responsabilità. 

UNA LEZIONE PER IL PRESENTE

La figura di Dramis ci obbliga a porci una domanda scomoda: la politica locale oggi è all’altezza delle comunità che rappresenta? Se la risposta è incerta, allora la direzione è chiara: più cooperazione, più responsabilità più partecipazione.
Dalla divisione alla costruzione
Attanasio Dramis non fu un leader nazionale, ma proprio per questo la sua esperienza è preziosa. Parla: di territori marginali di comunità attive di politica concreta.  La sua lezione non è rivoluzionaria nel senso romantico, ma profondamente pratica, una comunità cresce quando la politica smette di contrapporsi e inizia a collaborare. Per le comunità arbëreshë della Calabria, questa non è solo una riflessione storica. È una necessità.

Attanasio Dramis può essere riscoperto oggi, soprattutto dalle nuove generazioni arbëreshë, come una figura che unisce impegno civile e libertà di pensiero. Gli studi storici lo collocano tra i protagonisti minori ma originali del passaggio dal Risorgimento al primo socialismo, sempre però su una posizione autonoma, mai rigidamente legata a dottrine o apparati.

Al centro del suo pensiero c’è il bene comune, inteso non come formula astratta ma come responsabilità concreta verso la comunità: giustizia sociale, partecipazione e dignità collettiva. Nella sua critica a Crispi emerge già un’idea di politica libera da opportunismi e trasformismi, che oggi può parlare con forza a chi cerca un impegno autentico e non ideologico.

COMUNITÀ ARBËRESHË: UN SIMBOLO DI INDIPENDENZA TRA TRADIZIONE E ORIZZONTE

Per il mondo arbëreshë, Dramis diventa così un simbolo di indipendenza: radicato nella propria identità ma aperto, capace di guardare oltre. Come nella suggestiva immagine della porta della chiesa che si apre sulla piana di Sibari, il suo pensiero invita a tenere insieme tradizione e orizzonte, appartenenza e libertà. Un augurio alle nuove generazioni: coltivare il bene comune senza rinunciare alla propria autonomia critica, seguendo l’esempio di un impegno libero, non dogmatico e profondamente umano.

Santo Vuono


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