Google Beam: videoconferenze 3D con audio spaziale al Google I/O 2026
Le videochiamate come le immaginiamo da decenni nei film di fantascienza si stanno avvicinando alla realtà, almeno per chi può permettersi l’hardware giusto. Al Google I/O 2026 la grande protagonista silenziosa è stata Google Beam, la piattaforma per videoconferenze tridimensionali nata come Project Starline, che ora fa un passo avanti concreto verso i gruppi di lavoro ibridi.
Fino a oggi, chi si collegava da un laptop tradizionale finiva schiacciato in un piccolo riquadro sullo schermo. Con il nuovo aggiornamento, Google Beam campiona le sorgenti video bidimensionali e le ripropone a grandezza naturale, rendendo i partecipanti remoti molto più presenti e integrati nella conversazione.
A completare l’esperienza c’è l’audio spaziale: la voce di ogni interlocutore viene agganciata alla sua posizione sullo schermo, così la percezione è quella di sentire parlare davvero la persona che si vede davanti. Non è un dettaglio secondario: i dati interni di Google indicano un aumento del 50% nel senso di connessione sociale durante i test, con un miglioramento del 21% nella capacità di contribuire attivamente alla conversazione.
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Numeri che suonano bene, ma che vanno presi con la cautela che si riserva ai dati prodotti dall’azienda stessa su una propria tecnologia. Detto questo, l’idea di base è quella di ridurre il divario tra chi è fisicamente in ufficio e chi lavora da casa è un problema reale, e Google Beam ci prova con un approccio volumetrico basato sull’AI.
Il punto critico, però, è tutto nell’hardware richiesto. Il sistema gira su display HP Dimension da 65 pollici, pannelli di fascia altissima equipaggiati con sette telecamere gestite dall’AI per catturare espressioni e movimenti, più un array di 12 microfoni direzionali. Chi si collega da un PC normale non vedrà nulla in 3D, ovviamente: la tridimensionalità richiede lo schermo principale. Ma almeno verrà mostrato a grandezza naturale agli altri partecipanti, e questo è già qualcosa.
Insomma, Google Beam è una tecnologia genuinamente interessante, ma per ora resta confinata a sale riunioni aziendali con budget importanti. L’idea di Star Wars nella sala conferenze è ancora un privilegio per pochi, e la strada verso una versione accessibile al grande pubblico è ancora lunga.
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