Cultura

Oltre il sangue: I 10 migliori revenge movie della storia del cinema

La vendetta è il motore narrativo più antico del mondo. Esiste da prima del cinema, ma è sul grande schermo che ha trovato la sua forma estetica più pura. Da genere “sporco” e marginale, relegato ai cinema di seconda visione negli anni ’70, il revenge movie si è elevato a capolavoro d’autore, capace di esplorare gli abissi della natura umana.

Dalle lame affilate dell’Oriente alle metropoli corrotte dall’uomo, in occasione dell’uscita di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, in sala dal 28 maggio al 3 giugno, ecco la classifica definitiva dei 10 migliori film di vendetta di sempre.

10. Una donna promettente (Emerald Fennell, 2020)


Il revenge movie affronta il post-MeToo. Emerald Fennell sovverte totalmente i codici del genere rape and revenge: qui la violenza fisica lascia spazio a una vendetta psicologica, geometrica e sistemica. La Cassie di Carey Mulligan non cerca catarsi nel sangue, ma vuole costringere una società ipocrita a guardarsi allo specchio. Un’opera pop, acida e dolorosamente contemporanea.

9. I Saw the Devil (Kim Jee-woon, 2010)


Il cinema sudcoreano ha una vera e propria ossessione per la vendetta, e questo film ne esplora il lato più oscuro e nichilista. Quando un agente dei servizi segreti dà la caccia al serial killer che gli ha ucciso la fidanzata, il film si trasforma in un gioco al gatto e al topo sadico e brutale. La tesi di Kim Jee-woon è spietata: per sconfiggere un mostro, devi diventare un mostro ancora peggiore.

8. C’era una volta il West (Sergio Leone, 1968)


L’archetipo della vendetta nel cinema western. Charles Bronson è “Armonica”, un uomo senza nome che insegue lo spietato Frank (un memorabile Henry Fonda) per un torto subito nell’infanzia. Sergio Leone dilata il tempo, trasforma i duelli in opere liriche e usa la colonna sonora di Ennio Morricone come un vero e proprio personaggio. Qui la vendetta non è un impulso, ma un destino solenne che si compie sotto il sole cocente.

7. Memento (Christopher Nolan, 2000)


Cosa resta della vendetta se non puoi ricordare di averla messa in atto? Christopher Nolan firma un thriller decostruito in cui il protagonista, affetto da amnesia anterograda, dà la caccia all’assassino di sua moglie usando tatuaggi e polaroid. Un film cerebrale che smonta il mito della catarsi: la vendetta diventa un loop infinito, un’ossessione che si autoalimenta per dare un senso a un’esistenza svuotata.

6. Lady Vendetta (Park Chan-wook, 2005)


Se Oldboy è la furia cieca e maschile, Lady Vendetta – capitolo conclusivo della trilogia della vendetta di Park Chan-wook – è un saggio sulla pazienza, l’eleganza e la redenzione. Lee Geum-ja esce di prigione dopo tredici anni per un crimine non commesso, con un piano d’espiazione barocco e geometrico. Il film brilla nel finale, quando la vendetta da privata si fa collettiva e corale, trasformandosi in una dolorosa e grottesca riunione condominiale del dolore.

5. Man on Fire – Il fuoco della vendetta (Tony Scott, 2004)


L’action iper-cinetico incontra il melodramma speculativo. John Creasy (Denzel Washington) è un ex agente della CIA tormentato dall’alcolismo che ritrova la propria anima proteggendo la piccola Pita (Dakota Fanning) a Città del Messico. Quando la bambina viene rapita, Creasy scatena l’inferno. Con un montaggio frenetico e una regia satura, Tony Scott firma un’opera viscerale dove la vendetta diventa l’unico prolungamento possibile di un amore platonico e salvifico.

4. John Wick (Chad Stahelski, 2014)


Nato come un piccolo action low-budget, il film con Keanu Reeves ha ridefinito il cinema d’azione del ventunesimo secolo. Il motore della storia è apparentemente minimale – l’uccisione di un cucciolo di cane, ultimo legame con la moglie defunta – ma basta a scatenare una reazione a catena atomica. John Wick trasforma la vendetta in una “gun-fu ballet” elegantissima, creando una mitologia sotterranea di killer professionisti che segue regole quasi sacrali.

3. Lady Snowblood (Toshiya Fujita, 1973)


Senza questo capolavoro del cinema chanbara giapponese, probabilmente oggi non avremmo la parte alta di questa classifica. Yuki è una donna nata in prigione con un unico scopo impresso nel DNA: vendicare la sua famiglia. Fujita firma un’opera di un’eleganza formale abbacinante, dove la neve candida viene costantemente lordata da schizzi di sangue rosso vermiglio. Pura poesia visiva applicata alla violenza.

2. Oldboy (Park Chan-wook, 2003)


Il capolavoro assoluto del cinema asiatico moderno. Oh Dae-su viene imprigionato per quindici anni senza sapere il perché; quando viene liberato, ha solo cinque giorni per scoprire la verità. Park Chan-wook mette in scena una tragedia greca mascherata da thriller iper-violento (la scena del corridoio con il martello è storia del cinema). Il finale è un colpo al ventre devastante, la dimostrazione definitiva di come la vendetta possa essere una trappola psicologica perfetta tesa da un carnefice geniale.

1. Kill Bill: Vol. 1 & 2 (Quentin Tarantino, 2003-2004)


Al vertice non poteva che esserci lei: Beatrix Kiddo, la Sposa. Con Kill Bill Quentin Tarantino compie l’operazione postmoderna definitiva. Prende i pezzi di tutto il cinema citato in questa classifica – i western di Leone, i samurai di Fujita, l’exploitation – e li fonde in un linguaggio cinematografico totale e universale.

Quella della Sposa non è una semplice scia di sangue, è una via crucis estetica e spirituale. Tarantino eleva la vendetta a rituale sacro, a performance pura scandita da una colonna sonora monumentale. Dalla spettacolare e astratta mattanza alla Casa delle Foglie Blu fino al drammatico, intimo e shakespeariano confronto in salotto con Bill, Kill Bill è l’enciclopedia definitiva del genere. Il film che ha dimostrato al mondo come il dolore, se filtrato dal grande cinema, possa trasformarsi in arte assoluta.

Dal 28 maggio al 3 giugno avremo finalmente modo di scoprire, con Kill Bill: The Whole Bloody Affair, la potenza e la completezza del capolavoro di Quentin Tarantino.


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