Calabresi sotto assedio energetico: la guerra si paga in bollette e povertà
Gli echi della guerra lontana scuotono le nostre case e le botteghe degli artigiani calabresi. Riempiono le bollette della luce, i serbatoi dei furgoni, fanno lievitare il prezzo del pane fino a limitare il sogno di una vacanza che molte famiglie iniziano a guardare come un lusso da rinviare. È nei cunicoli invisibili dell’economia quotidiana che il conflitto in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno producendo gli effetti più profondi, trasformando l’energia in una nuova linea di confine sociale.
La Cna lancia l’allarme mentre il sistema produttivo italiano appare sempre più esposto alla volatilità internazionale. L’aumento del petrolio e il rialzo dei costi energetici stanno comprimendo consumi, margini e capacità di investimento. Ma è nel Mezzogiorno che la tenaglia si stringe con un’intensità diversa. In Calabria, dove fragilità economiche e ritardi infrastrutturali si trascinano da decenni, la crisi energetica è diventata in questi tre mesi una condizione strutturale.
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