per 2 anni fuori dalla provincia di Ancona

ANCONA Assolto in tribunale, ma ancora fuori dai locali. Resta valido il Daspo urbano disposto dalla Questura nei confronti di uno dei due clienti coinvolti nel caos scoppiato nella notte dell’8 settembre 2024 davanti a un bar di via Flaminia, vicino alla stazione ferroviaria. Lo ha stabilito il Tar Marche, che ha respinto il ricorso presentato dall’uomo contro il provvedimento firmato dal questore.
La vicenda
Il divieto era scattato il giorno dopo i fatti. Non riguardava soltanto il bar della Flaminia, ma tutti i pubblici esercizi e i locali di intrattenimento della provincia di Ancona. Secondo la ricostruzione la situazione, quella notte, è precipitata intorno alle due. Il gestore avrebbe rifiutato di servire altro alcol al cliente e alle persone che erano con lui, ritenendoli già visibilmente ubriachi. Quindi, il barista ha riferito di essere stato minacciato di morte se non avesse portato altro da bere. Ed è partita la richiesta d’aiuto al 112. Quando gli agenti sono arrivati sul posto, la tensione sarebbe salita ancora. Il ricorrente, insieme a un gruppo di connazionali, secondo la Questura avrebbe accerchiato i poliziotti intervenuti. Nel provvedimento si parla di insulti, contestazioni, contatti fisici e di alcuni operatori poi finiti alle cure mediche con prognosi tra cinque e sei giorni. La situazione, scrivono i giudici, richiese anche l’arrivo di una pattuglia dei carabinieri. Durante l’intervento venne utilizzato anche il taser. Denunciato, e raggiunto dal Daspo, l’uomo – originario del Camerun – ha impugnato il provvedimento davanti al Tar. Sostenendo che quella ricostruzione non fosse corretta. Ha negato di aver aggredito gli agenti e di averli insultati, attribuendo eventuali condotte violente ad altre persone presenti quella notte davanti al bar. A sostegno del ricorso c’era anche un elemento pesante: nel frattempo, in sede penale, era stato assolto dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale perché il fatto non sussiste.
La decisione
Per il Tar, però, l’assoluzione non cancella automaticamente il divieto firmato dal questore. Il punto, secondo i giudici, è che il Daspo urbano non è una condanna penale, ma una misura di prevenzione. Serve a evitare che episodi simili possano ripetersi e va valutato sulla base del quadro disponibile nel momento in cui viene adottato. E in quel momento l’arresto era stato convalidato. Nella sentenza viene richiamato anche un precedente per guida in stato di ebbrezza, risalente a circa cinque mesi prima, con tasso alcolemico pari a 1,62. Un elemento che, insieme alla notte della Flaminia e al contesto di ubriachezza descritto negli atti, ha portato i giudici a ritenere non irragionevole la scelta della Questura. Il ricorso è stato quindi respinto.




