Calcio, brutto finale con le violenze ultrà a Torino. Roma e Como in Champions, Milan e Juve fuori
Davvero un triste epilogo. Degno di un campionato mediocre dove, al di là dell’entusiasmante cavalcata solitaria dell’Inter, le violenze degli ultrà (ma da quanti anni si va avanti inutilmente a ripeterlo?) si mescolano ai verdetti per la Champions e la salvezza.
E infatti, anche se alcuni di questi risultati sono sorprendenti (Roma e Como in Champions con Inter e Napoli), la precedenza va data per forza alle violenze di Torino dove, per il ferimento di un ultrà bianconero, operato alle Molinette per grave trauma cranico, e la minaccia degli stessi tifosi juventini di invadere il campo, il derby Torino -Juventus è iniziato alle 21.45. La partita è poi finita 2-2, lasciando i bianconeri al sesto posto e quindi fuori dall’Europa. Alla doppietta di Vlahovic i granata hanno risposto con le reti, entrambe su calcio d’angolo, di Casadei e Adams.
Più sbalorditivo, ma neppure così tanto, il clamoroso tonfo casalingo del Milan col Cagliari (1-2) che, come la Juventus, perde il bonus più prestigioso slittando in Europa League. Uno schianto totale, quello rossonero, davanti al suo pubblico tanto amareggiato quanto inferocito. E non potrebbe essere diversamente. Nelle ultime 4 quattro partite a San Siro la squadra di Allegri – a fine marzo la più vicina all’’Inter nella corsa allo scudetto – ha raccolto solo un punto. Un finale da incubo, quello del Diavolo, dove non è bastato neppure passare in vantaggio dopo pochi secondi con Saelemaeker. Ben organizzato, il Cagliari prima ha pareggiato con Borrelli e poi, nella ripresa, è passato in vantaggio con Rodriguez. E ci sarebbe stato anche il 3-1 se Maignan nel finale non ci avesse messo una ormai inutile pezza.
San Siro, davanti a questo ennesimo schiaffo, si è subito svuotato contestando i vertici della società, da Gerry Cardinale, numero uno di Red Bird, all’ad Furlani (già in partenza) per passare a Ibrahimovic e al presidente Scaroni. Particolarmente bersagliato l’ex centravanti rossonero che, per i mondiali, farà il commentatore televisivo per Fox. La squadra va a rotoli e lui, il grande Ibra, andrà a fare il fenomeno in televisione. In questo sfascio, dove comunque le responsabilità maggiori sono di Cardinale e di tutto il gruppo dirigente, anche Allegri finisce nel ciclone. Lui ha governato questo Milan crollato inspiegabilmente nel momento decisivo. Un rumoroso flop dove per l’ennesima volta bisogna ricominciare daccapo.
Allegri e Spalletti, in questo senso, sono uniti dalla stessa severa sentenza: quella di aver ancora una volta fallito. Con modalità diverse, certo, ora però due degli allenatori più carismatici del nostro campionato sono all’angolo. Qualsiasi rivoluzione è possibile. Perché anche la Juventus, intesa società, da anni non ne azzecca una. In una giostra senza fine ha cambiato dirigenti e allenatori acquistando giocatori mediocri e di scarsa personalità. Se pensiamo alla crisi del nostro calcio, Juve e Milan ne sono l’espressione più evidente. Se l’Inter ha avuto un merito, oltre che aver giocato meglio, e conquistato il 21esimo scudetto, è stato quello di tenere la barra dritta nei momenti difficili, come l’anno scorso dopo la mazzata di Champions. Bisogna mantenere una direzione, un progetto, un’idea che né Milan né Juventus da anni non sanno più trovare. .Ora siamo alla resa dei conti, sperando che da questo disastro nasca qualcosa di buono. Si dice, quando le cose vanno male, che le crisi sono anche un’opportunità. Non al Milan e alla Juventus, però, dove si continua a ricadere negli stessi errori.
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