Oggi “Live At Budokan” dei Blur compie 30 anni

“Live At The Budokan” è rimasto a lungo l’unico album dal vivo dei Blur e per quasi due decenni è stato roba da collezionisti.
Registrato al leggendario Budokan di Tokyo nel novembre del ’95 durante il tour di “The Great Escape”, fu pubblicato solo in Giappone nel maggio dell’anno successivo. Infine, è arrivato in streaming sul mercato globale nell’estate 2014 (ma non che oggi sia comunque facilmente reperibile). A quel punto i Blur dal vivo erano già stati documentati anche da “All The People” (= le due performance del 2009 in quel di Hyde Park) e “Parklive” (= ancora Hyde Park, stavolta è il concerto per la chiusura delle Olimpiadi londinesi del 2012).
La differenza non potrebbe essere più evidente. I concerti Londinesi ritraggono una band dallo status ultra-consolidato, sono momenti (esaltanti ma comunque) auto-celebrativi nei quali si mischiano generazioni di fan, sono rimpatriate tra amici/nemici sopravvissuti (ben stropicciati) alle follie degli anni ’90 e diventati ormai cosmopoliti.
I Blur in Giappone, invece, portano ancora i calzoni corti e sono all’apice della loro gioventù, l’America è ancora un orizzonte sfocato (“Blur” arriverà nel 1997), loro sono nel pieno della battaglia del britpop con gli Oasis e si coccolano stretta la Union Jack.
Trattandosi dei Blur (ed in particolare dei Blur in quegli anni), il copione è ben noto e nemmeno in “Live At The Budokan” cambia: un misto di canzoni strepitose sparse per la scaletta (“End Of A Century”, “To The End”, “She’s So High”, “Girls And Boys”, “Country House”, “For Tomorrow”, “This Is A Low”, “Parklife”, “The Universal”) alcune “ok” (“Popscene”, “Jubilee”, “He Thought Of Cars”), tante altre che onestamente non sono gran cosa. Tra queste ultime, “Supa Shoppa” (b-side di “Parklife”) e “Yuko And Hiro” almeno sono almeno una piacevole sorpresa.
Su “Girls And Boys” Damon Albarn improvvisa un karaoke trascinando sul palco una fan imbarazzatissima ed altrettanto stonata: è il momento più basso del disco, qualcosa che oggi non esiteremmo a definire cringe, tanto che si sente in dovere di scusarsi.
L’episodio è da citare perché emblematico di un aspetto che si tende a dimenticare: i Blur oscillavano tra genio e pura, imbarazzante cazzonaggine. La scaletta rivela che il loro songwriting fulminante, intelligente ed epocale andava a braccetto con spunti assai scarsi (ecco perché, in fondo, quella battaglia del britpop la persero); la loro attitudine sul palco dimostra che facilmente rischiavano di (s)cadere nell’avanspettacolo (v. qui il coro starnazzante sul finale di “Country House”). E se tutto questo vi ricorda i Kinks, esatto.
L’altra versione dei Blur, quella dei concerti di Hyde Park, è certamente più lineare e con l’aggiunta di album come “Blur” e “Think Tank” anche la scaletta è più godibile.
Ma “Live At The Budokan” è una testimonianza straordinaria per la quale vale la pena di mettere da parte ogni remora (e solo l’artwork che l’accompagna vale ogni soldo che potreste scucire per possederne una copia fisica): immortala i Blur nel momento e nel modo in cui saranno per sempre ricordati, spiegandone – nel bene e nel male – il motivo.
Pubblicazione: 22 maggio 1996
Durata: 96:24
Dischi: 2
Tracce: 25
Genere: Britpop, Pop rock
Etichetta: Food Records
Tracklist:
CD 1
The Great Escape
Jubilee
Popscene
End of a Century
Tracy Jacks
Mr. Robinson’s Quango
To the End
Fade Away
It Could Be You
Stereotypes
She’s So High
Girls & Boys
Advert
Intermission
Bank Holiday
For Tomorrow
Country House
This Is a Low
Supa Shoppa
CD 2
Yuko and Hiro
He Thought of Cars
Coping
Globe Alone
Parklife
The Universal
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