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Come migliorare il team con 5 tipologie di feedback strategico

C’è una parola inglese che usiamo sempre più spesso: feedback. Deriva da “to feed”, cioè nutrire, restituire. Un’etimologia semplice che racchiude un’idea complessa: il feedback è infatti uno scambio, un ritorno, una relazione, oltre che uno strumento cruciale per il miglioramento continuo, capace di aumentare le performance dei team fino al 26% e ancor di più il coinvolgimento dei dipendenti. Secondo una ricerca di Gallup, i lavoratori che ricevono un feedback significativo e frequente sono molto più coinvolti (fino all’80%) nelle dinamiche aziendali.

Eppure, nella vita professionale – e non solo – quella del “riscontro” è una delle pratiche più difficili da gestire, perché dare un feedback costa fatica. Non solo mentale, ma anche emotiva. Dire a qualcuno ciò che pensiamo, soprattutto se proviamo affetto nei suoi confronti o se il tema ci coinvolge, significa esporsi, rischiare una reazione negativa, mettere in gioco la relazione. Non è un caso se molti feedback restano incompleti, sospesi o addirittura non detti.

Per tale ragione occorre non tanto aumentare la quantità dei feedback, ma migliorarne la qualità. In ciò viene in aiuto una classificazione che identifica cinque tipologie di riscontri con diversi livelli di profondità.

1. Primo livello – Feedback strategico

Il livello numero uno è il più evoluto ma anche il più difficile da fornire perché è l’unico che tiene conto di tutti gli elementi alla base di una relazione: l’Io (ossia i propri interessi), il Tu (quelli dell’interlocutore) e il Contesto. Prestare attenzione al contesto significa scegliere il momento e il luogo adatto per dare un feedback: un “ritorno” costruttivo nella forma può diventare non strategico se espresso davanti ad altre persone, rischiando di mettere in cattiva luce chi lo riceve.


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