Basilicata

Blitz antimafia a Conversano, 13 arresti: smantellato il clan Panarelli

Parte da una denuncia di estorsione il blitz antimafia che a Conversano ha portato a 13 arresti e al crollo del clan Panarelli. Il presunto boss dal carcere decideva anche chi doveva lavorare e chi no


Sono partite dalla denuncia di un imprenditore, già vittima di estorsione, che non ha voluto cedere al ricatto in una seconda occasione e si è fidato dell’Arma e dell’autorità giudiziaria, l’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e condotta dai carabinieri della Compagnia di Monopoli che questa mattina (19 maggio 2025) hanno eseguito a Conversano un’ordinanza di custodia cautelare, in carcere per 11 dei destinatari, compreso il presunto capo dell’organizzazione Rocco Panarelli, già detenuto, e agli arresti domiciliari per altri due indagati. Provvedimento emesso dal gip del Tribunale del capoluogo pugliese. Le accuse, a vario titolo, sono di “associazione per delinquere finalizzata allo cessione di sostanze stupefacenti” di ”detenzione di arma comune da sparo” e di “estorsione in concorso”.

Le indagini si sono sviluppate in più fasi dalla sezione operativa da parte della Compagnia di Monopoli mediante servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, e supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Il gruppo criminale, secondo gli inquirenti, era operativo soprattutto nel territorio del comune di Conversano.
Dalle indagini sono emerse estorsioni ai danni di altri imprenditori, anche piccoli. Gli investigatori, dopo la denuncia iniziale, definita “fondamentale”, hanno trovato collaborazione anche da parte degli acquirenti di droga che “senza remora hanno fatto i nomi dei loro pusher” ha spiegato il sostituto procuratore Fabio Buquicchio nel corso della conferenza stampa svoltasi nella sede della Procura.

LE ESTORSIONI E L’ATTIVITA’ DI SPACCIO

Le estorsioni, peraltro, riguardavano anche il mancato pagamento di stupefacenti. Per un quattordicesimo indagato è previsto un interrogatorio preventivo. Secondo l’impostazione accusatoria, accolta dal gip, sono emersi diversi episodi di cessioni al dettaglio di cocaina, hashish e marijuana. Le richieste erano formulate con un linguaggio in codice nel corso di conversazioni telefoniche su utenze dedicate. Le consegne avvenivano a domicilio oppure all’interno di un bar, oggi sequestrato, nel centro urbano di Conversano.

L’associazione criminale, nota con il cognome del presunto capo clan (Panarelli), era ben strutturata, con compiti distinti e basi operative per lo stoccaggio e il confezionamento della sostanza stupefacente. Le indagini hanno, inoltre, documentato che le estorsioni venivano effettuate su mandato personale del capo, e hanno preso forza proprio all’epoca in cui era detenuto nel carcere di Bari.

Oltre a imporre le modalità di approvvigionamento della sostanza stupefacente, avrebbe eseguito intimidazioni e minacce mediante i propri affiliati. I mezzi per comunicare all’esterno erano i ”pizzini”, i colloqui con i familiari e il telefono. In questo modo riscuoteva i debiti connessi con l’acquisto di droga. Le intimidazioni sarebbero state fatte anche come ritorsione per le dichiarazioni accusatorie rese in sede di giudizio di un altro procedimento nei confronti di alcuni membri dell’associazione. Tra le contestazioni agli indagati risulta anche la detenzione illegale di armi da fuoco, come dimostra il sequestro, in differenti occasioni, di due pistole modificate detenute dagli indagati a bordo dei loro veicoli.

PANARELLI DAL CARCERE DECIDEVA CHI DOVEVA LAVORARE E CHI NO

Il presunto capo del clan Panarelli di Conversano, Rocco Panarelli, 45 anni, dal carcere impartiva ordini e “riusciva perfino a scegliere chi doveva lavorare e chi no. In alcune intercettazioni si rileva che è lui che assumeva le decisioni “. Fuori c’era poi chi, delegato dal detenuto, “si occupava di procacciarsi sostanze stupefacenti, chi le stoccava e chi le cedeva”.

Lo hanno sottolineato oggi i carabinieri illustrando in conferenza stampa l’operazione che ha portato all’arresto a Conversano di 13 persone. L’associazione non si sarebbe occupata di narcotraffico ad alto livello ma del contatto materiale con gli acquirenti. Tutto passava da un bar di Conversano dove i presunti affiliati si incontravano e dove i consumatori sapevano di poter acquistare la droga, spesso dopo contatti telefonici condotti con termini in codice (‘ciliegie, pezzi di gommone ecc.’). Panarelli era già detenuto per possesso di armi e per un tentato omicidio avvenuto nel 2013 a Conversano quando nella cittadina, secondo gli inquirenti, si fronteggiavano due gruppi criminali.


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