Lazio

La medicina estetica diventa sempre più maschile

La medicina estetica non è più un territorio esclusivamente femminile. Negli ultimi anni il segmento maschile ha registrato una crescita significativa, fino a diventare un comparto autonomo e in forte espansione. A confermarlo sono i dati presentati al congresso della Società Italiana di Medicina e Chirurgia Estetica (SIME), svoltosi a Roma dal 16 al 18 maggio.

Tra il 2018 e il 2024, gli interventi di chirurgia estetica sugli uomini sono aumentati del 95%, mentre i trattamenti non invasivi hanno registrato un +116%. Numeri nettamente superiori a quelli femminili, cresciuti rispettivamente del 59% e del 55% (fonte: IMCAS 2026). 

Un cambiamento che riflette una trasformazione culturale, la cura dell’aspetto non è più una prerogativa femminile, ma parte dell’attenzione generale al benessere e all’immagine personale.

Secondo il report 2025 dell’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, il 92% dei chirurghi plastici tratta pazienti uomini, che oggi rappresentano circa il 16% del totale. La medicina estetica “al maschile” è quindi consolidata, ma richiede approcci specifici e altamente personalizzati.

“È intuitivo che gli uomini non possano essere trattati alla stessa stregua delle donne” sottolinea il professor Emanuele Bartoletti, presidente della SIME, evidenziando come la medicina estetica di genere abbia ormai un ruolo centrale nella pratica clinica.

Tra i trattamenti più richiesti spicca la tossina botulinica, che rappresenta quasi la metà degli interventi estetici maschili, seguita dai filler dermici. È in questo contesto che nasce il termine “Brotox”, fusione di “bro” (termine informale per indicare un uomo o amico) e “botox”.

Nei pazienti uomini il protocollo viene adattato per evitare l’effetto “bloccato”.

“L’obiettivo è risultati naturali e non visibili” sottolinea Bartoletti che evidenzia come il “trattamento non deve essere riconoscibile”.

In evoluzione anche il mondo dei filler sempre più orientato alla biostimolazione e alla rigenerazione dei tessuti, con tecniche come radiofrequenze, laser e sostanze come acido polilattico e idrossiapatite di calcio particolarmente efficaci nell’uomo, grazie a una pelle più spessa e ricca di follicoli piliferi.

“L’impiego dei filler va fatto con misura e prudenza – sottolinea Bartoletti – anche per evitare la femminilizzazione del volto maschile”.

Accanto ai trattamenti correttivi cresce anche la cosiddetta “pre-juvenation”, ovvero l’intervento precoce sui primi segni dell’invecchiamento. Terapie leggere e progressive per mantenere un aspetto fresco e riposato nel tempo.

Interessante anche la differenza di approccio tra i generi: le donne arrivano spesso già informate, mentre gli uomini tendono a fidarsi maggiormente del medico e a seguire con maggiore precisione i protocolli.

Bartoletti conclude: “È spesso più semplice gestire un paziente uomo, perché ascolta di più e mantiene una maggiore continuità terapeutica”.

Una trasformazione che non è più una tendenza emergente, ma una realtà consolidata, destinata secondo gli esperti a crescere ulteriormente.

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