controlli aree pedonali e piano salute mentale

Dopo l’attacco avvenuto a Modena, dove un’auto lanciata sui passanti ha ferito diverse persone e riacceso il dibattito sulla sicurezza urbana, anche Bologna rafforza l’attenzione sulle proprie aree pedonali. Il sindaco Matteo Lepore ha spiegato che il Comune sta controllando tutte le zone sensibili della città per verificare eventuali criticità negli accessi e nelle protezioni, soprattutto nei fine settimana, quando le aree centrali sono maggiormente frequentate.
Parallelamente, il primo cittadino ha lanciato un appello al governo per affrontare in modo strutturale il tema della salute mentale, chiedendo un sistema nazionale integrato con più risorse per prevenire situazioni di marginalità e disagio che possono trasformarsi in emergenze sociali e di sicurezza.
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Verifiche sulle aree pedonali dopo quanto accaduto a Modena
“Stiamo verificando tutte le nostre aree pedonali, quelle che solitamente sono aperte nel weekend hanno già delle barriere all’ingresso. Comunque stiamo facendo tutte le verifiche per vedere se ci sta sfuggendo qualcosa”, ha dichiarato Lepore a margine di un evento pubblico.
Il sindaco ha spiegato che Bologna è già organizzata da tempo insieme a prefettura e questura proprio per impedire l’accesso ai mezzi non autorizzati nelle zone più frequentate del centro storico. L’obiettivo ora è capire se, alla luce di quanto accaduto a Modena, siano necessari ulteriori interventi di prevenzione o un rafforzamento delle misure già esistenti.
“Urgente un sistema nazionale sulla salute mentale”
Per Lepore, però, il problema non può essere affrontato soltanto sul piano repressivo. Il sindaco collega direttamente i recenti fatti di cronaca alla necessità di costruire una rete nazionale sulla salute mentale, con maggiori risorse e un coordinamento tra territori. “Sulla salute mentale è ormai urgente e necessario un sistema nazionale, che metta in rete i servizi e preveda un robusto aumento delle risorse”, ha dichiarato, ricordando che già pochi mesi fa, dopo un omicidio avvenuto in stazione, il tema era emerso con forza. Secondo il primo cittadino, non basta intervenire dopo i fatti: serve una struttura stabile di prevenzione capace di intercettare i casi più fragili prima che degenerino.
Più fondi per strutture e percorsi di accoglienza
Lepore ha sottolineato che il nodo centrale non riguarda soltanto il bonus psicologo o i percorsi individuali di supporto, ma soprattutto i fondi per le strutture di accoglienza dedicate alle persone con disturbi più gravi, come schizofrenia e disturbi della personalità. “Abbiamo davvero necessità di fondi per le strutture di accoglienza, soprattutto per i percorsi per le persone che hanno problemi acuti”, ha spiegato, aggiungendo che serve anche un rafforzamento della rete medica territoriale, perché sono i territori ad affrontare concretamente questi casi.Il sindaco ha ribadito che Comuni, Ausl e Regione Emilia-Romagna stanno già lavorando su questo fronte, ma senza un intervento nazionale il sistema rischia di restare insufficiente.
Zone rosse e controlli: “Non basta solo la repressione”
Anche il rafforzamento delle cosiddette zone rosse, attivato a Bologna d’intesa con la Questura, secondo Lepore non è sufficiente se non accompagnato da un presidio sociale e sanitario adeguato. “Di fronte a fatti criminali di questo tipo non si può solo pensare al lato repressivo”, ha detto il sindaco, sottolineando che spesso nelle strade si incontrano persone con gravi problemi psichici e marginalità sociale che richiedono un intervento diverso rispetto alla sola risposta di ordine pubblico. Per questo chiede un vero network nazionale, anche con una migliore condivisione delle banche dati tra forze dell’ordine e strutture sanitarie, sempre nel rispetto della privacy. “Il vero obiettivo deve essere prevenire”, conclude Lepore.
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