Andalusia, crollo Psoe. La fronda anti-Sánchez: “Stanchi di perdere”
Stanchi del “batacazo”, della batosta, come Oltremanica. Un’elezione amministrativa che certifica la crisi, un ammutinamento da dentro la maggioranza di governo, una serie di imbarazzi giudiziari che non potranno essere ignorati ancora per molto. La Spagna segue il trend del Regno Unito e mette nero su bianco la grande crisi di Pedro Sánchez: anche i papaveri del Psoe non ne possono più di perdere e chiedono conto al premier. Le elezioni in Andalusia non solo confermano lo strapotere locale del Partito Popolare, ma precipitano i socialisti ai minimi storici, abbattendosi come uno tsunami sul governo nazionale già zavorrato da scandali e defezioni.
Così come Keir Starmer deve fare i conti con l’avanzata di Nigel Farage alle amministrative, con la defezione dei suoi ministri che vorrebbero sostituirlo e con lo scandalo Mandelson che serpeggia su Downing Street, Sánchez si specchia nelle medesime criticità.
In Andalusia il Psoe viene doppiato dal Pp, che mantiene la maggioranza assoluta: troppo forte l’onda di Juanma Moreno che gli exit poll danno tra i 56 e i 59 seggi, in crescita rispetto al passato e quindi in grado di governare. “Batacazo” del Psoe (crollo, ndr) che con María Jesús Montero scende sotto i 30 seggi, numero che rappresentava la soglia “psicologica” del tracollo, mentre Vox è stabilmente terza forza anche nei territori.
Un risultato che si somma alle sconfitte già incassate e non ancora metabolizzate in Estremadura, Aragona e Castiglia e León dove il partito del premier è fuori da tutto. Per questa ragione sta montando la protesta contro Sánchez che si preparerebbe, secondo le accuse rivoltegli, a ignorare un’altra sconfitta elettorale. I suoi critici sostengono che ci sia una fazione all’interno del Psoe stufa di perdere le elezioni, per questa ragione da tempo sarebbero iniziate una serie di riflessioni anche sull’opportunità di andare a elezioni anticipate che, nelle intenzioni, servirebbero a limitare i danni e non subire un sconfitta cocente da parte delle forze di centrodestra rappresentate da Pp e Vox.
Un quadro altamente complesso per Sánchez, anche distratto dal capitolo nomine internazionali (tra Oms e Fao) su cui si abbatte un altro tema non di poco conto: quello degli scandali che hanno coinvolto sua moglie Begona Gomez, incriminata per corruzione, traffico di influenze, malversazione e appropriazione indebita. Le accuse riguardano il presunto sfruttamento della sua posizione per favorire interessi privati e l’uso improprio di risorse pubbliche.
E poi il processo per corruzione contro l’ex braccio destro del primo ministro spagnolo, un caso che ha scosso il governo di minoranza a guida socialista, che aveva messo in cima alle sue priorità la lotta alla corruzione ma che evidentemente ignorava la deriva dei principali collaboratori di Sanchez: José Luis Abalos era figura di spicco del Partito Socialista e ministro dei trasporti che ha contribuito all’ascesa al potere di Sánchez nel 2018.
Assieme al suo ex consigliere Koldo Garcia sono sospettati di aver intascato tangenti per l’assegnazione di appalti pubblici del valore di milioni di euro per la fornitura di attrezzature sanitarie durante la pandemia.
Il batacazo non si ferma.
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