Sardegna

Una centrale nucleare in Sardegna: la sfida di Roberto Capelli

La proposta di insediare una centrale nucleare di nuova generazione in Sardegna, lanciata da Roberto Capelli per Base Popolare_Un’Altra Sardegna, si inserisce nel dibattito pubblico come una scelta forte e di rottura per l’autonomia energetica e lo sviluppo industriale dell’isola. Al centro del progetto vi è l’introduzione dei Reattori Modulari di Piccola taglia, noti come SMR, una tecnologia che promette elevati standard di sicurezza, sistemi di raffreddamento passivo e un impatto ambientale ed edilizio notevolmente ridotto rispetto agli impianti tradizionali. L’idea di realizzare un sito nucleare sul territorio sardo punta a trasformare tre aree industriali oggi in forte crisi, come la piana di Ottana/Bolotana, l’area di Porto Torres e quella del Sulcis, in veri e propri poli d’avanguardia, ricerca scientifica e innovazione tecnologica, stimolando una profonda riconversione economica.

Roberto Capelli all'incontro PD (foto S.Novellu)

Roberto Capelli (foto S.Novellu)

L’eventuale costruzione della centrale non viene concepita come un’imposizione dall’alto, ma come un percorso strettamente vincolato al consenso democratico della comunità locale. Capelli sottolinea infatti la necessità di un referendum consultivo regionale e di un accordo blindato tra la Regione e lo Stato prima di avviare i cantieri, i cui tempi di realizzazione sono stimati tra i 10 e i 15 anni. A fronte dell’accettazione del progetto, l’isola beneficerebbe di un consistente pacchetto di contromisure economiche e infrastrutturali, tra cui spiccano uno sconto permanente del 50% sulle bollette per famiglie e imprese, il taglio delle accise sui carburanti, investimenti sulla continuità territoriale e il potenziamento dei trasporti e delle reti elettriche. Viene inoltre sancita l’esclusione categorica della Sardegna come deposito per le scorie radioattive, che dovranno essere collocate in un’altra regione italiana. L’obiettivo dichiarato è spingere l’isola a superare la politica dei veti per assumere un ruolo guida nella transizione energetica, sul modello di quanto già avviene in Francia, Finlandia e Canada.


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