Cultura

Cinema d’azione e satira politica: stasera torna in TV il film cult, nato da un finto trailer, con Danny Trejo

Machete è un manifesto di cinema grindhouse portato nel XXI secolo, un’esplosione di violenza stilizzata che ha trasformato un attore con un passato turbolento in un’icona pop improbabile. Diretto dal visionario Robert Rodriguez insieme a Ethan Maniquis nel 2010, rappresenta la celebrazione di un genere dimenticato, riportato in vita con consapevolezza postmoderna e una dose massiccia di ironia autoriflessiva. L’appuntamento con il cult è per stasera, alle 21.20, su Cielo.

La trama è volutamente lineare, quasi un pretesto per inscenare sequenze d’azione sempre più sopra le righe. Machete Cortez, interpretato da Danny Trejo con la sua faccia segnata dal tempo e dalle esperienze, è un ex agente federale messicano la cui vita viene distrutta dal tradimento. Durante una missione di salvataggio in Messico, scopre che il suo capo è colluso con il signore della droga Rogelio Torrez. La conseguenza è brutale: moglie e figlia vengono uccise sotto i suoi occhi, mentre lui viene lasciato per morto.

Tre anni dopo lo ritroviamo in Texas, ridotto a cercare lavori occasionali come immigrato clandestino. È qui che Michael Booth, che lo ingaggia per assassinare il senatore corrotto McLaughlin, politico che cavalca l’onda dell’intolleranza promuovendo controlli sempre più severi al confine messicano. Machete accetta i 150mila dollari offerti, ma durante l’operazione scopre di essere stato incastrato: uno scagnozzo di Booth gli spara e poi colpisce il senatore a una gamba, trasformando il tentato omicidio in una manovra elettorale per raccogliere consensi e far approvare una recinzione elettrificata lungo tutto il confine.

Da questo momento il film diventa una corsa contro il tempo, una spirale di vendetta in cui Machete, ferito ma indomabile, si lancia all’inseguimento dei suoi nemici. Aiutato da un gruppo eterogeneo di alleati, tra cui due infermiere coraggiose e un dottore che lo curano nonostante il suo status di clandestino, l’ex agente deve sfuggire sia agli uomini di Booth che a Sartana Rivera, un’agente dell’immigrazione incaricata di catturarlo.

Il cast di Machete è uno degli elementi che hanno contribuito a trasformarlo in un fenomeno culturale. Accanto a Danny Trejo troviamo nomi che normalmente non si associano a produzioni di serie B: Robert De Niro nei panni del senatore corrotto, Jessica Alba come l’agente dell’immigrazione, Michelle Rodriguez, Lindsay Lohan in un ruolo contro il suo tipo abituale, e poi ancora Steven Seagal, Cheech Marin, Don Johnson.

Il film ha origine da un finto trailer inserito in Grindhouse, il doppio lungometraggio realizzato da Rodriguez e Quentin Tarantino nel 2007 come omaggio ai cinema di exploitation degli anni Settanta. Quel trailer, girato quasi per scherzo, generò una tale risposta da parte del pubblico che Rodriguez decise di trasformarlo in un film vero. Mantenne l’estetica volutamente trash, la grana sporca della pellicola, il montaggio frenetico, la violenza esagerata fino al grottesco.

C’è un dettaglio curioso sul film, che molti ignorano: Machete ha vinto il Golden Trailer Award come miglior trailer d’azione. Il riconoscimento, assegnato proprio al finto trailer originale di Grindhouse, testimonia come a volte la promessa di un film possa essere potente quanto il film stesso. Rodriguez ha poi trasformato quella promessa in realtà, creando un prodotto che rispettasse le aspettative generate dal trailer senza tradirle.

Il personaggio di Machete è diventato rapidamente un simbolo. Danny Trejo, con il suo volto scavato e lo sguardo impenetrabile, incarna l’antieroe perfetto: un uomo che non chiede permesso, che risolve i problemi con la violenza ma secondo un codice morale personale. È significativo che un attore con trascorsi da carcerato, che ha trasformato la propria vita dedicandosi al recupero di tossicodipendenti e diventando un volto riconoscibile del cinema d’azione, sia diventato il centro gravitazionale di un franchise (il film ha avuto un seguito, Machete Kills, nel 2013).

Sul piano tematico, Machete affronta questioni politiche delicate: immigrazione, corruzione, sfruttamento dei lavoratori messicani, xenofobia. Lo fa però attraverso il filtro dell’eccesso, della satira grottesca, del paradosso visivo. Non è un film di denuncia sociale nel senso tradizionale, ma usa gli strumenti del cinema di genere per commentare la realtà contemporanea senza mai prendersi troppo sul serio.

La fotografia esalta i contrasti cromatici, con un uso dominante di arancioni che richiamano tanto l’estetica messicana quanto quella dei film d’exploitation anni Settanta. Le scene d’azione sono coreografate con una violenza ballettistica, dove l’assurdo diventa norma: Machete usa qualsiasi oggetto come arma, dall’intestino di un nemico usato come corda per scendere da una finestra fino a strumenti agricoli trasformati in armi letali.

Rodriguez, da sempre regista-artigiano che controlla ogni fase della produzione, ha mantenuto su Machete un budget relativamente contenuto, massimizzando l’impatto visivo attraverso soluzioni creative piuttosto che effetti speciali costosi. Il risultato è un film che sembra più grande di quanto sia effettivamente, che gioca con le convenzioni del genere citandole, deformandole, trasformandole in qualcosa di nuovo pur mantenendo un legame viscerale con il passato.

La colonna sonora, curata dallo stesso Rodriguez, mescola influenze messicane, western e funk, creando un tappeto sonoro che amplifica l’atmosfera già sopra le righe del film. Ogni scelta stilistica punta nella direzione di creare un’esperienza cinematografica che sia al contempo un omaggio e una reinvenzione, che celebri il passato guardando al presente.

Machete divide ancora oggi: c’è chi lo considera un capolavoro postmoderno di cinema di genere, chi una semplice curiosità trash senza pretese. La verità probabilmente sta nel mezzo, in quella zona grigia dove l’intrattenimento puro incontra la consapevolezza autoriale. Rodriguez sapeva esattamente cosa stava facendo, e lo ha fatto con precisione chirurgica, creando un film che funziona sia come intrattenimento adrenalinico, come satira politica, come celebrazione cinefila.


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