sit-in in piazza contro le “politiche migratorie razziste”

BRINDISI – La solidarietà a chi salva vite umane nel Mediterraneo si trasforma in atto di denuncia contro un sistema giudiziario che, secondo il Cobas di Brindisi, perseguita i soccorritori invece dei responsabili delle violenze. Martedì 19 maggio, a partire dalle ore 18.00, i giardinetti di Piazza Vittorio Emanuele, nei pressi del porto, ospiteranno un sit-in organizzato dal sindacato per esprimere sostegno alla Ong Sea Watch, al suo comandante sotto inchiesta e ai migranti in fuga da distruzioni, guerre e violenze. Solo venerdì scorso, la nave è approdata a Brindisi con 166 persone soccorse al largo delle coste libiche.
“A Brindisi assistiamo all’assurdo – afferma il segretario provinciale Roberto Aprile – Invece di perseguire gli amici del governo Italiano che sparano per uccidere chi era sulla nave, si mette sotto accusa chi è solo colpevole di salvare vite umane”. Il riferimento è alle indagini per “immigrazione clandestina” avviate dalla magistratura brindisina contro il capitano della Sea Watch, mentre rimangono impuniti, secondo l’organizzazione, coloro che hanno aperto il fuoco contro i migranti.
La manifestazione vuole contestare le politiche migratorie del governo italiano, definite dal Cobas come espressione di “razzismo istituzionale”. Il sindacato denuncia i “respingimenti in mare attuati in nome del blocco navale, i ritardi e le frequenti mancanze di soccorso che hanno causato migliaia di morti nel Mediterraneo”, e il sistema di detenzione illegale nei Cpr, sia in Italia che all’estero, come in Albania. “Finisci senza aver commesso nessun reato ma solo atti amministrativi”, sottolinea Aprile, evidenziando come la detenzione avvenga spesso per mere questioni burocratiche.
Il razzismo, secondo il Cobas, non si limita alle istituzioni ma permea anche il tessuto sociale, come dimostrerebbe il caso di Taranto dove “basta essere di un altro colore per essere ucciso”. La protesta si allarga quindi a una condanna generale delle guerre che hanno “distrutto tutto il diritto internazionale ed intere economie”, con un tributo di vittime incalcolabile. Palestina, Libano, Siria, Libia, Iran, Mali, Sudan e molti altri paesi vengono citati come drammatici esempi di questo sfacelo.
Scenari che avrebbero “contribuito fortemente ad alimentare i flussi migratori”, creando un terreno fertile per le “lobby dei trafficanti di esseri umani” che “spesso e volentieri coincidono con gli uomini di chi è al servizio del potere”. Di fronte a questo quadro, il Cobas ribadisce il proprio impegno “ora e sempre, al fianco delle vittime e dei più deboli”.
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