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>>>ANSA/Meloni a von der Leyen, ‘deroga al Patto sull’energia o Safe a rischio’ – Altre news

(di Michele Esposito)
La deroga al Patto di stabilità
prevista per la difesa va estesa anche alle spese per la crisi
energetica o l’attivazione del programma Safe da parte
dell’Italia è a rischio. Giorgia Meloni decide di mettere per
iscritto quanto va dicendo nei consessi internazionali da
settimane. Lo fa in un’inedita lettera indirizzata alla
presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, nella
quale la premier puntella una linea già emersa al Consiglio
europeo informale di Cipro, lo scorso aprile: con la crisi
iraniana che non volge ad una fine e i prezzi dell’energia
costantemente alle stelle, per il governo italiano “sarebbe
molto difficile spiegare all’opinione pubblica un eventuale
ricorso al programma Safe”. A meno che la National Escape Clause
– ovvero la deroga al Patto – concordata da Bruxelles per la
difesa non sia estesa anche ad una crisi che, rimarca Meloni,
oggi è una priorità per l’intero continente.

   
La lettera segna un alzamento di livello della partita
dell’Italia in Europa. Innanzitutto, risponde alla regola del
“verba volant, scripta manent’, della quale a Bruxelles si tiene
un gran conto. In secondo luogo, mette per la prima volta, per
iscritto appunto, che l’Italia rischia seriamente di non
attivare il programma Safe, che per la Commissione è un
passaggio cruciale nella costruzione dell’autonomia strategica
dell’Ue. Il rischio è quello di uno scontro aperto con
l’esecutivo europeo. “La nostra posizione non è cambiata.

   
Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro
disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Al
momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia
nazionale tra queste opzioni”, spiega un portavoce della
Commissione. In effetti, all’iniziale richiesta dell’Italia –
prevedere un National Escape Clause ad hoc per l’energia – la
Commissione ha sempre risposto con un netto rifiuto. Lo
spiraglio, in teoria, potrebbe aprirsi però sull’estensione alle
stesse condizioni di una deroga che già esiste, quella per il
Safe.

   
La missiva di Meloni, inoltre, risponde alle tensioni emerse
in questi giorni nel governo sull’attivazione dei contratti per
la difesa previsti dal programma. Solo tre giorni fa il ministro
della Difesa Guido Crosetto spiegava di aver scritto ben due
volte al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per capire
come muoversi, essendo necessario il via libera del Mef. La
risposta, di fatto, è arrivata direttamente da Meloni. Non a
caso, fonti della Lega spiegano che la lettera della premier
“sposa totalmente i suggerimenti” del partito di Matteo Salvini.

   
Più neutrale, invece, il commento del presidente di Noi
Moderati, Maurizio Lupi, che osserva: “La delicata situazione
geopolitica impone una strategia europea che preveda una deroga
al Patto di stabilità per gli investimenti nel settore
energetico”. “Quella di Meloni è un’iniziativa importante, sarà
al centro della Plenaria di Strasburgo”, assicura dal canto suo
il capodelegazione di Fdi al Pe Nicola Procaccini.

   
L’estensione della deroga al Patto prevista per la difesa
permetterebbe al governo di poter utilizzare parte dei 14.9
miliardi assegnati da Safe per la crisi energetica. La proroga
del taglio alle accise scade il 22 maggio. L’Italia, non essendo
uscita dalla procedura di infrazione, ha margini fiscali vicini
allo zero. Senza la sponda dell’Ue per Meloni l’ultima manovra
prima delle elezioni rischia di trasformarsi in un boomerang.

   
“Sono certa che la Commissione saprà comprendere la portata e
l’urgenza di questa richiesta”, scrive la premier alla numero
uno di Palazzo Berlaymont. Assicurando, da un lato la
responsabilità dell’Italia sugli impegni per la difesa ma
chiedendo allo stesso tempo a von der Leyen “il coraggio
politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è
una priorità strategica europea”. Ma la partita resta
difficilissima, vista anche la posizione contraria dei frugali,
Germania in primis. Mentre Francia e Grecia chiedono un qualcosa
di sensibilmente diverso, fare nuovo debito comune per
affrontare gli effetti della crisi energetica. Da qui a giugno,
quando i 27 leader torneranno a riunirsi a Bruxelles, l’Italia
dovrà giocare di sponda anche con gli altri big dell’Europa per
non finire in un pericoloso cul de sac.

   

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