l’associazione Ravenna-Belarus dona cuscini posturali e un ecografo alla Medicina interna

Diciotto cuscini posturali e un ecografo portatile: sono stati questi gli oggetti della donazione effettuata mercoledì dall’Associazione Ravenna-Belarus a favore della unità operativa Medicina Interna 2 Acuti e Subintensiva dell’ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna, un contributo destinato a supportare l’attività assistenziale del reparto e a migliorare il comfort e la qualità delle cure offerte ai pazienti.
I cuscini posturali rappresentano uno strumento importante per favorire il corretto posizionamento dei pazienti allettati, contribuendo alla prevenzione delle complicanze legate all’immobilità e garantendo maggiore benessere durante la degenza. L’ecografo portatile consentirà, invece, di potenziare l’attività clinica quotidiana del reparto, offrendo uno strumento diagnostico rapido ed efficace direttamente al letto del paziente.
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“Desidero esprimere un sentito ringraziamento all’associazione per la generosa donazione – ha dichiarato Maria Giulia Sama, direttrice dell’unità operativa Medicina Interna 2 –. L’ecografo rappresenta uno strumento di grande utilità per la nostra attività clinica quotidiana, poiché consentirà di potenziare la diagnostica direttamente al letto del paziente, migliorando la tempestività, la previsione e la qualità dell’assistenza. Anche la donazione dei cuscini avrà un impatto concreto sulla cura dei pazienti, favorendo la mobilizzazione precoce e garantendo maggiore comfort durante la degenza. Si tratta di un gesto di attenzione e sensibilità che contribuisce in modo significativo al miglioramento dell’assistenza e del benessere dei nostri pazienti”.
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“La storia della nostra associazione nasce da una tragedia che ha segnato il mondo intero: il disastro di Chernobyl – ha spiegato Giuseppina Torricelli, presidente dell’Associazione Ravenna-Belarus –. Dal 1999 oltre 200 famiglie ravennati hanno accolto bambini bielorussi provenienti dalle aree contaminate, trasformando l’ospitalità in un vero progetto di vita e costruendo legami che continuano ancora oggi. Anche se i programmi di accoglienza si sono fermati, prima a causa della pandemia e poi della situazione geopolitica internazionale, la solidarietà non si è mai interrotta. Questa donazione rappresenta proprio questo: un gesto concreto di cura verso la comunità, nel segno della memoria, della salute e della responsabilità collettiva”.
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