Marche

«Non ci credevamo, vi siamo debitrici»

ANCONA – Dopo l’atterraggio a Fiumicino e la prima sera nelle Marche con una pizza, ieri mattina le due sorelle palestinesi hanno fatto il loro ingresso ufficiale all’Università Politecnica delle Marche, accolte in Rettorato dal rettore Enrico Quagliarini, dalla delegata alla Comunità universitaria Maria Serena Chiucchi, dalla direttrice vicaria Alessandra Andresciani, dall’assessore all’Università Marco Battino e da Khalil Mujahed di Espresso Study.

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Le speranze

La sera prima della conferenza le due studentesse hanno visitato il porto accompagnate dall’assessore Battino e Khalil. Non un dettaglio casuale: hanno scelto l’Italia perché la conoscevano come un Paese ospitale per le studentesse palestinesi, e Ancona perché ricordava loro Gaza, anche per quel rapporto con il mare. La città la cercavano su internet, quando la connessione lo permetteva. «La guardavamo, poi chiudevamo subito: per non illuderci troppo», hanno raccontato. Appena arrivate, sono scoppiate a piangere. La maggiore, 28 anni, compiuti proprio nel giorno dell’arrivo nelle Marche, è laureata in Comunicazione. A Gaza lavorava come freelance nell’ux design e come trainer. Ora frequenterà la magistrale in Green Industrial Engineering nella sede Univpm di Pesaro. «Avevamo lo zero per cento di sicurezza di riuscirci, ma non abbiamo mai perso la speranza di venire qui», ha detto. Nel frattempo la casa di famiglia a Gaza è stata danneggiata, hanno dovuto spostarsi, mancava l’elettricità e ogni giorno era segnato dall’attesa della chiamata del Consolato. La sorella più giovane, 20 anni, ha frequentato il liceo scientifico e aveva iniziato un percorso legato alla sicurezza sul lavoro, interrotto dalla guerra. Studierà Digital Economics and Business ad Ancona. In questi dieci mesi, ha raccontato, hanno schiato più volte la vita, ma hanno continuato a immaginare le Marche, ascoltando canzoni italiane. Una, soprattutto: “Sarà perché ti amo”, dei Ricchi e Poveri. Quando è arrivata la chiamata del Consolato, sono andate dai genitori e hanno fatto partire proprio quella canzone. A quel punto tutti hanno capito. E si sono abbracciati.

Il percorso

I primi contatti con le due sorelle erano avvenuti, on Khalil, il 15 maggio scorso.

Ci sono volute oltre dieci mesi per arrivare ad Ancona. Le due sorelle avevano scelto l’Università Politecnica delle Marche e completato l’iter di ammissione, ma restavano bloccate a Gaza: non rientravano nelle prime liste dei corridoi universitari del programma Iupals e serviva costruire una strada diversa. Ateneo, Comune, Farnesina, ministero dell’Università, Ambasciata italiana in Giordania e Consolato di Gerusalemme: ognuno ha fatta la propria parte. Decisivi sono stati i passaggi istituzionali del rettore Enrico Quagliarini, con Crui e ministero, e dell’assessore Marco Battino, che ha seguito il caso per il Comune. «Questa giornata rappresenta un momento di grande valore umano e istituzionale per il nostro Ateneo», ha detto Quagliarini. «Ho visto grande commozione e grande gioia nei loro occhi, ma soprattutto una grande speranza. Noi cercheremo di far sì che si trovino a casa e che questa speranza diventi concreta. Dobbiamo proteggere i loro sogni». Erdis garantirà vitto, alloggio e borsa di studio per tutto il percorso accademico, mentre l’Ateneo assicurerà tutorato e accompagnamento. «Quando è arrivata la notizia che due ragazze chiedevano di studiare ad Ancona, per noi non si è trattato di scegliere. Aiutarle era un nostro dovere», ha spiegato Battino. Poi è arrivata la chiamata del Consolato: da Gaza è partita l’evacuazione via terra, con il passaggio verso il confine giordano, il tratto più delicato e atteso. Da lì il trasferimento ad Amman, quindi il volo verso l’Italia, lo scalo a Milano e l’arrivo a Fiumicino. Fino all’abbraccio, martedì notte, con Ancona. 

Prima di lasciare il rettorato, le due sorelle hanno affidato il loro grazie alla città: «Vi siamo debitrici, cercheremo di ricambiare».




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