Folla e cori da stadio al Salone per Roberto Baggio: “Da piccolo andavo anche a cena con il pallone”
«Vi ringrazio di essere qua non mi aspettavo questa attenzione e quest’affetto», è un Roberto Baggio sinceramente sorpreso quello che entra nella Salo Oro del Padiglione Oval del Lingotto per presentare insieme a Marco Missiroli “Luce nell’oscurità” (Rizzoli) il libro scritto insieme alla figlia Valentina e a Matteo Marani. Il “divin codino” è stato accolto da centinaia di persone che hanno intonato cori con il suo nome. Tantissimi i bimbi con la maglia azzurra della Nazionale.

«In questo libro mi è stato chiesto di raccontare come è stata la mia vita se la mia esperienza può aiutare qualcuno a uscire da un problema per me è importante» ha raccontato Baggio. Tanti i temi toccati durante l’intervista dall’educazione familiare alla pratica buddhista, dai sogni di bambino fino a quelli sfumati da adulto.
“Il momento più duro della mia vita? Forse per il sogno che avevo da bambino – che era quello di giocare a calcio – è stato davvero dopo l’infortunio di Rimini, quando giocavo nel Vicenza. Erano anni diversi da quelli che viviamo ora, era diverso il modo di operare, era diverso tutto, anche la riabilitazione che si faceva. Purtroppo in quegli anni chi si rompeva il crociato smetteva di giocare, e questo non mi aiutava. Però ho avuto comunque la fortuna, nonostante l’operazione, poi di imparare a lottare, di andare oltre al dolore, perché se non avessi imparato questo non avrei fatto la mia carriera».
“Sogni ancora di fare gol?” chiede Missiroli, mentre fuori dai padiglioni del Lingotto infuria una tempesta di vento. “Eh” risponde l’ex Pallone d’oro. “Mi succede quando vado a letto. Se prendo sonno subito allora no, però se magari per qualche motivo mi metto a pensare poi vado lì con la mente e ripenso a quel giorno e mi dico “pensa se fosse andata diversamente, sarebbe stato bello”, il chiaro riferimento è al rigore sbagliato a Pasadena, durante la finale mondiale di Usa ’94 contro il Brasile.
«Ho smesso di giocare il 16 maggio di 22 anni fa. La mia seconda vita è bellissima perché posso fare tante cose che prima non potevo fare, stare con la mia famiglia, i miei amici. Ti rendi conto che le cose veramente importanti sono quelle che vanno oltre» confessa Baggio che oggi vive una vita quasi del tutto lontana dal mondo del calcio, nonostante una passione nata da bambino: «Per me da piccolo esisteva solo il pallone, me lo portavo a tavola, a scuola. Avevo paura che qualcuno me lo rubasse. Era una malattia. Volevo giocare a calcio 24 ore al giorno, anche con la pallina da tennis in corridoio, già andare a dormire era superfluo». Anche quando la sua carriera è passata sotto i riflettori? chiede Missiroli: «Sempre. Anche quando mi ero fatto male pesantemente, ogni giorno che mi allenavo e giocavo dicevo “oh sei stato fortunato anche oggi”. Ho avuto un senso di gratitudine perché ogni giorno che mi allenavo era un giorno regalato». Alla domanda A chi pensavi quando facevi gol? «Più che altro alla squadra. Non amavo metterlo in risalto, cercavo di farlo e basta».


Baggio si è poi commosso parlando della sua famiglia e in particolare del padre: «Era anche lui molto molto timido e certe cose le capisci solo con l’età. Lo criticavo in certi momenti, ma poi cambiano i giudizi».
Sulla sua vita lontano dalla ribalta:
«Amo stare da solo perché mi piace riflettere sulla mia vita, su qualcosa che ho letto in un libro e coglierne il significato». E alla domanda come sei riuscito a rimanere così umile? «Per il mio carattere e poi perché la vita mi ha insegnato che se non fossi stato umile non avrei fatto quello che ho realizzato. Intanto l’umiltà ti dà la possibilità di capire e di rubare l’esperienza degli altri e poi porta a credere in se stessi, non puoi migliorare se non credi in te stesso». Baggio ha anche ammesso che l’esperienza spirituale lo ha aiutato tantissimo: «Vale la pena fare il percorso al di là del risultato. La vita a volte mi ha tolto e quando mi ha tolto ho dubitato di me steso, ma poi ho capito che mi aveva protetto»
E ancora «Ho iniziato a praticare il buddismo il 1 gennaio 1988 ed è l’unica cosa a cui non ho mai rinunciato nella mia vita. È stata veramente la mia luce nell’oscurità. Il mio rapporto con la rabbia? La rabbia come tutte le cose dipende da come la usiamo, Penso che sia positiva se va verso la luce, il valore, verso qualcosa che abbia un senso, se si va verso un obiettivo, ma se io uso quella rabbia per creare violenza allora non ha più senso».
Dalla sala si leva qualche coro oltre a “Roberto Baggio” qualcuno scandisce “Riportaci ai Mondiali”. Lui al termine dell’incontro cerca di fermarsi a firmare qualche autografo, quasi sommerso dalla folla, ma viene portato via dalla sicurezza verso il firmacopie.
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