Marche

torna in cella l’aguzzino delle donne

ANCONA – Nel corso dell’inverno del 2025 era stato arrestato dalla Squadra Mobile con l’accusa di aver vessato le due donne con cui conviveva, picchiandole e arrivando persino ad accoltellarne una e a gettare in una fossa scavata al cimitero l’altra. Un quadro che ha portato il 43enne di origine marocchina ad affrontare un processo per maltrattamenti, tuttora in corso. Per lui i guai non sono finiti.

Il copione

Una volta uscito dal carcere di Montacuto, dove era stato rinchiuso per il precedente procedimento, e collocato ai domiciliari avrebbe replicato lo stesso copione, ma con un’altra convivente, legato a lui sempre per lo stesso motivo delle due donne precedenti: la dipendenza dalla droga. Tra le mura domestiche sarebbe andato in scena l’inferno, come riscontrato dagli agenti guidati dal vice questore Carlo Pinto, che hanno raccolto nelle scorse settimane la richiesta d’aiuto della donna. Le indagini hanno portato ad applicare la massima misura cautelare: il 43enne è tornato in carcere. Le contestazioni: maltrattamenti, lesioni personali, violenza sessuale e spaccio. Stando a quanto emerso, il marocchino – è difeso dall’avvocato Giuseppe Cutrona – avrebbe costretto la convivente a sottostare ai propri voleri, anche di natura sessuale. Ci sarebbero stati continui svilimenti, ingiurie, il controllo ossessivo degli spostamenti e del telefono, gravi e reiterate minacce – anche di morte e talvolta con l’uso di coltelli, spesso riconducibili a motivi di gelosia – nonché violenze fisiche, con percosse al volto. Lo scorso dicembre, la donna – dopo aver rifiutato un rapporto sessuale – sarebbe stata colpita ripetutamente al viso. Botte che hanno provocato una profonda lesione, per cui sono stati applicati dei punti di sutura al pronto soccorso. La prognosi dei medici: quindici giorni. All’esito delle indagini, il gip ha disposto l’applicazione della misura cautelare più gravosa. Per il 43enne si sono aperte di nuovo le porte del carcere.




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