Chi sono gli italiani morti alle Maldive, dall’assegnista di ricerca all’istruttore sub
I cinque italiani morti nel corso di una immersione subacquea alle Maldive sono la docente e ricercatrice dell’Università di Genova Monica Montefalcone e sua figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino di Poirino, ricercatrice del Torinese, e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti di Padova e Federico Gualtieri di Borgomanero, del Novarese.
Il corpo di Monica Montefalcone è stato il primo ad essere recuperato. La Forza di Difesa Nazionale delle Maldive (Mndf), nel rendere noto che aerei e motoscafi sono stati dispiegati per una vasta operazione di ricerca, ha precisato che «è stato ritrovato un corpo tra i cinque subacquei che si erano immersi nell’atollo di Vaavu. Il corpo è stato trovato all’interno di una grotta. Si ritiene che gli altri quattro subacquei si trovino all’interno della stessa grotta, che si estende fino a una profondità di circa 60 metri». La Mndf ha affermato che una nave della guardia costiera è rimasta nella zona per coordinare le operazioni di ricerca durante tutta la notte. Ulteriori sommozzatori della guardia costiera sono stati inviati per assistere nelle ricerche.
Monica Montefalcone, 51 anni, si trovava alle Maldive come coordinatrice di un progetto di ricerca assieme ad altri colleghi tra cui l’assegnista di ricerca del Distav dell’Università di Genova Muriel Oddenino. Secondo una prima ricostruzione, tuttavia, questa escursione subacquea a -50 metri non era legata al progetto. Muriel Oddenino, di Poirino, aveva 31 anni. Si era laureata con laurea triennale a Torino in Scienze naturali. Amante delle immersioni e del mare, ha curato varie pubblicazioni scientifiche. Poi ha proseguito gli studi all’università di Genova, dal 2019 al 2022, e ha lavorato come ricercatrice all’università di Bari per undici mesi dal 2023 al 2024. Nel capoluogo ligure era assegnista di ricerca del dipartimento delle Scienza della terra, dell’ambiente e della vita. Era inoltre coautrice di ricerche scientifiche focalizzate sulla conservazione degli ecosistemi marini. Tra le ultime pubblicazioni una sul tema «Dinamica temporale delle praterie di Posidonia oceanica nell’Area di tutela marina di Capo Mortola».
«Ciao piccolina – scrive sul profilo social di Muriel Oddenino una barista di Borgio Verezzi, tra Finale e Pietra Ligure – ragazza meravigliosa, dolce e sensibile, sempre con il sorriso negli occhi e la gentilezza nel cuore. Ti vedevamo entrare in caffetteria ci chiedevi la tua focaccia e il cappuccino senza lattosio, pronta a fare due chiacchiere e a regalare un momento di allegria a tutti noi».
A perdere la vista è stato anche Federico Gualtieri di Omegna, 31 anni, appassionato di subacquea, laureato in biologia Marina all’Università di Genova e allievo di Monica Montefalcone. Gualtieri si trovava alle Maldive per una ricerca di due settimane con la sua docente. Aveva anche vinto un concorso per un progetto in Giappone, sarebbe dovuto partire ad agosto.
Fra le vittime anche l’istruttore subacqueo e capobarca Gianluca Benedetti. Sul sito del tour operator per cui lavorava viene spiegato che Gianluca, originario di Padova, dopo una lunga esperienza nel mondo delle banche e della finanza, aveva deciso di esplorare nuove strade e di trasformare la subacquea, passione di lunga data ed impegno lavorativo già svolto da molti anni part-time in Italia, in un’attività a tempo pieno. Il primo contatto con le Maldive nel 2017, si è trasformato poi in una permanenza di circa sette anni, salvo una breve parentesi indonesiana. Viene descritto come «una persona energica ed estremamente sportiva, amante della lettura, del cinema classico e degli scacchi».
L’operazione per recuperare gli altri quattro corpi dei cinque subacquei italiani morti durante un’immersione alle Maldive è «ad alto rischio», secondo quanto riferisce un comunicato delle Forze di difesa delle Maldive. Il corpo di uno dei sub è stato individuato «all’interno di una grotta a circa 60 metri di profondità» e si ritiene che gli altri quattro sub si trovino nello stesso luogo. «Si tratta di un’operazione ad alto rischio, motivo per cui sono stati inviati altri sub della guardia costiera» oltre «ad attrezzature specializzate». La nave Shaheed «resterà nell’area fino al completamento delle operazioni».
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