Cultura

John Andrews & The Yawns – Streetsweper

Quinto LP per John Andrews e il suo progetto, che arriva dopo tre anni da “Love For The Underdog” e segna anche il suo debutto su Earth Libraries.

Il musicista originario del New Jersey ha trascorso gli ultimi anni a Red Hook, Brooklyn, un quartiere che si trova appena al di fuori del flusso naturale della città. Un tempo plasmato dall’industria marittima e in seguito rifugio per artisti alla ricerca di ampi spazi nei magazzini, la sua storia e il suo isolamento gli conferiscono un fascino tranquillo. La press-release ci fa sapere che il nuovo disco di Andrews riflette questa prospettiva: tranquilla, autonoma e attenta ai movimenti che la maggior parte delle persone trascura.

Credit: June West

Dopo aver scritto alcune dozzine di canzoni con il piano, John le ha portate a Los Angeles nello studio di Luke Temple, che ha anche suonato chitarra e basso sull’album, mentre Noah Bond (batteria) e Keven Louis Lareau (basso), che sono già da tempo parte dei Yawns, hanno formato la sezione ritmica.

Partiamo ed ecco subito il principale singolo “Something To Be Said”, descritto con la sei corde e il piano: l’incredibile delicatezza folk, quella sua calma che diventa la sua vera e propria forza, e quel tocco pop così gentile ci fanno innamorare immediatamente (ancora una volta) della sua musica e di questo disco e il violino di Will Henriksen va a solo a impreziosire ulteriormente il bramo.

L’apertura pop dai sapori lo-fi della successiva “Friends In Misery” sembra riportarci indietro di qualche decennio e allo stesso tempo, per rimanere in clima più contemporaneo, sembra ispirarsi ai Woods, in cui Andrews ha già militato, altra band amante delle atmosfere retrò.

Un leggero spirito soul sembra permeare i cori di “Through & Through”, un pezzo pieno di passione e allo stesso tempo molto gentile e rilassato, mentre la bellissima “My Memory” vuole recuperare un certo pop degli anni ’50 con quelle sue incantevoli armonie dai toni soft.

Un altro disco molto gradevole per John Andrews che ci regala una mezz’ora abbondante di folk-pop di qualità che, senza nascondere le sue evidenti e nostalgiche influenze, sa muoversi attraverso un’ottima sensazione di tranquillità e sembra perfetto per goderci il ritmo lento e i primi raggi di sole di questa primavera che avanza.


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