Economia

Arte e investimenti, boom degli artisti di India e Vietnam


Storia, rarità, tracciabilità: il 2026 del mercato dell’arte svolta pagina e torna ai suoi fondamentali, come evidenziano gli analisti di ArtPrice. Da gennaio le case d’asta di New York, Londra, Hong Kong, Mumbai e Parigi, infatti, non solo hanno registrato buoni risultati, ma hanno delineato una storia del tutto nuova e coerente, quella di un mercato post-pandemia che, dopo un rapido boom caratterizzato da speculazioni sfrenate e una successiva fase di stallo durata diversi anni, sta ora tornando con forza ai valori più rilevanti. Una nuova moda passeggera? No, una filosofia di acquisto, più matura, più ponderata.Una grande svolta.

Tanti i segnali presi in considerazione. Il primo, il boom degli Old Masters; il secondo, il ritorno di Hong Kong quale piazza di investimento internazionale, considerato un fenomeno rilevante. Altro segnale, sempre secondo gli analisti di ArtPrice, è l’affermarsi con peso di opere di artisti di Paesi “emergenti”, si fa per dire, come India e persino Vietnam che hanno fatto registrare quotazioni record. La crescita di opere più accessibili, anche grazie alle nuove generazioni. Segnali diversi, ma tutti insieme indicano una direzione: un mercato che non ha cambiato rotta bruscamente; ha semplicemente accelerato una tendenza già percepibile dal 2023 e già rilevata nell’Art Market Report del 2025.

Polarizzazione accentuata

L’ArtPrice index ha registrato un incremento dell’11,5% nel corso del 2025. E basta guardare i segmenti che più hanno fatto da traino per capire che è sempre più netta la polarizzazione. Da un lato, il segmento premium dominato da trofei e opere da record, dove le opere vendute per oltre un milione di dollari (il 6% del totale) rappresentano il 76% del fatturato complessivo del mercato dell’arte. Sul lato opposto, il segmento medio-basso che si mantiene stabile, se non addirittura in crescita, trainato da collezionisti più giovani, più dinamici e più eclettici. La forbice si allarga e tra i due, il settore più vulnerabile è quello degli artisti ultra-contemporanei che non si sono ancora affermati e quello dei mercati speculativi senza una solida storia alle spalle: entrambi continuano a soffrire.

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