1.700 esuberi e stop al sito marchigiano
CERRETO D’ESI Lavoratori in sciopero e in assemblea, questa mattina, davanti allo stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi, dopo l’annuncio choc arrivato ieri dall’azienda. Il gruppo intende avviare un piano di ristrutturazione che prevede 1.700 esuberi e che comporterebbe anche la chiusura del sito marchigiano, in provincia di Ancona.
Lo stabilimento di Cerreto d’Esi produce cappe da cucina e occupa circa 170 addetti: una settantina di operai e, per il resto, impiegati. Una prospettiva che ha provocato scoramento e rabbia tra i lavoratori, riuniti davanti ai cancelli per discutere le conseguenze del piano e le iniziative da mettere in campo.

Il piano della multinazionale
L’annuncio è arrivato ieri a Marghera, dove Electrolux ha incontrato aziende e sindacati nazionali. La società ha comunicato l’intenzione di procedere con un piano di ristrutturazione che prevede 1.700 esuberi su circa 4mila addetti in Italia: il 42,5% del totale. Dentro questa manovra rientra anche lo stop allo stabilimento di Cerreto d’Esi, dove nel 2025 erano state prodotte più di 77mila cappe di alta gamma.
Alla base della decisione ci sarebbe la volontà di trasferire a terzi la fabbricazione dei prodotti non ad alto valore aggiunto, per arrivare a una configurazione aziendale più snella e concentrata sulla gestione del marchio più che sulla realizzazione diretta degli elettrodomestici. L’azienda avrebbe indicato tempi brevi, con l’obiettivo di chiudere l’operazione entro l’anno.
Sindacati in stato di agitazione
La reazione sindacale è stata immediata. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo stato di agitazione permanente in tutto il gruppo e otto ore di sciopero nazionale. Da oggi è previsto il presidio davanti allo stabilimento di Cerreto d’Esi. Per i sindacati si tratta di una scelta inaccettabile. La richiesta è quella di un intervento urgente del Governo, con la convocazione di un tavolo al Mimit. Paolo Pullini della Fiom Cgil parla di «ennesimo duro colpo al distretto degli elettrodomestici» e di «un dramma per tanti lavoratori». Emanuele Chiarotti della Fim Cisl Marche definisce l’annuncio «un insulto» e chiede di evitare l’ennesima emorragia di posti di lavoro.
L’allarme dei sindaci
In allarme anche gli amministratori del territorio. David Grillini, sindaco uscente di Cerreto d’Esi, ha espresso ieri al Corriere Adriatico«preoccupazione e ferma contrarietà» rispetto al piano annunciato da Electrolux. «La nostra comunità non può accettare una decisione così pesante, che colpisce i lavoratori, le loro famiglie e l’intero tessuto economico e sociale del territorio», ha detto, ricordando che la fabbrica rappresenta da decenni un presidio industriale fondamentale per l’area.
Grillini ha annunciato l’intenzione di coinvolgere subito le istituzioni competenti perché si apra con urgenza un tavolo di confronto. L’obiettivo è verificare tutte le soluzioni alternative alla chiusura, salvaguardando occupazione e continuità produttiva.
Sulla stessa linea la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, che ha parlato di «colpo durissimo per il distretto». La decisione di Electrolux, ha spiegato, lascia basito l’intero territorio. A pagare il prezzo più alto sarebbero i lavoratori e le maestranze dell’indotto: aziende della componentistica, della logistica, dei servizi e fornitori storici che hanno costruito attorno all’elettrodomestico una delle filiere produttive più importanti d’Italia. Ghergo ha chiesto una presa di posizione forte da parte del ministro Adolfo Urso e del governo regionale, sollecitando il Governo a chiarire se intenda difendere il settore dell’elettrodomestico o lasciare che il Paese perda anche questo comparto.
Regione e Mimit
Il governatore Francesco Acquaroli ha assicurato l’attivazione di tutti i canali istituzionali, locali e nazionali, per difendere l’occupazione nello stabilimento di Cerreto d’Esi. Dal Mimit è arrivata la disponibilità a svolgere le attività di monitoraggio necessarie e a mantenere un confronto costante e strutturato con azienda e sindacati. La vertenza ora entra nella fase più delicata: quella del presidio permanente, della mobilitazione sindacale e della pressione istituzionale per provare a scongiurare la chiusura del sito. Il ministro Urso ha convocato il tavolo per il 25 maggio




