La foto choc dei consiglieri nel sobborgo di Londra: tutti di origine bengalese
Probabilmente chi a Milano sobbalza sulla sedia nel leggere, agli inizi di ogni anno scolastico, di classi quasi interamente composte da figli di immigrati di seconda o terza generazione, poi però storce il naso, non credendolo possibile, quando sente parlare di “sostituzione etnica” o della nascita di un partito islamico. Eppure il trend che sta andando a delinearsi in Italia, in altri Paesi europei è già realtà.
Eclatante è il risultato delle elezioni amministrative dello scorso 7 maggio a Tower Hamlets, sobborgo a est di Londra, dove gli elettori hanno riconfermato il sindaco uscente Lutfur Rahman e premiato il suo partito Aspire. Un partito “indipendente” (dicono) che però, non ce ne vogliano i censori woke, potremmo tranquillamente definire “etnico” dal momento che tutti e trentatré i consiglieri che è riuscito a far eleggere sono di origine bengalese. Ce ne è pure uno che è stato sospeso dal partito per aver fatto un post in cui negava l’Olocausto. Ma questa è tutta un’altra storia.
Il punto è che questa cittadina, dove è altamente probabile imbattersi per strada in donne completamente ricoperte dal burqa e dove la concentrazione di negozi etnici è elevatissima, può essere presa come cartina da tornasole di quello che potrebbero diventare molte città del Vecchio Continente. Incluso alcune in Italia. Quello di Lutfur Rahman, infatti, non è stato l’unico partito a portare in consiglio comunale politici di origine bengalese. Tre sono Labour e uno è Lib-Dem.
E così, calcolatrice alla mano, su quarantacinque seggi da assegnare ben trentasette sono, appunto, andati a consiglieri di origine bengalese. Quindi, ben oltre l’80 per cento.
Almeno per il momento, nel Regno Unito, non esiste ancora a livello nazionale un partito come Aspire. Ma potrebbe essere solo questione di tempo.
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