Cultura

Tomora – Come Closer | Indie For Bunnies

In questi tempi, ormai anni, dove l’Arte e la creatività fanno una gran fatica a riemergere e mancano quasi del tutto le opere davvero geniali, “Come Closer” dei Tomora non inverte la tendenza ma almeno ci offre un’ora di ottima musica elettronica.

Prima dell’uscita dell’album avevo ascoltato due singoli: la title-track e “Ring The Alarm. In entrambi i casi non ero rimasto particolarmente colpito, perciò non nutrivo grandi aspettative sul disco. Fortunatamente mi sono dovuto ricredere perché “Come Closer” dei Tomora è un ottimo prodotto.

Credit: Dan Lowe

I Tomora sono Tom Rowlands (Chemical Brothers) e Aurora. Si tratta del punto d’incontro anzi di scontro tra due sensibilità molto diverse: quella produttiva, geometrica e pulsante di Tom Rowlands e quella emotiva, mistica, di Aurora. Una collisione più che una collaborazione. Il risultato è un ibrido tra techno, trip-hop e pop sperimentale, dove le strutture elettroniche di Rowlands diventano un ambiente instabile dentro cui la voce di Aurora si muove come un organismo vivente. A volte la voce di Aurora funge da “strumento” aggiunto ai suoni di Tom, vedi il brano “Somewhere Else”.

Il tema centrale del disco è la connessione: umana, emotiva, cosmica. Ma non è una connessione rassicurante: è qualcosa di cercato, mancato, distorto. A tal punto che nella traccia “Ring The Alarm”, la frase ripetuta all’infinito (ring the alarm, appunto) si confonde e si distorce fino a somigliare a bring me love.

I brani più accelerati funzionano come detonatori: ritmo urgente, ansioso, messaggi espliciti e brevi che suonano più come un’allerta che come un invito. I pezzi più rallentatati, come “Side By Side” o “Wavelengths”, aprono meditazioni dove la voce di Aurora si dissolve dentro tessiture sonore liquide e dilatate. I pezzi più interessanti, per me, sono quelli più ibridi e creativi come “Have You Seen Me Dance Alone?”, “My Baby” e “A Boy Like You”.

L’album (12 tracce per circa 55 minuti) evita la forma tradizionale “singolo più riempitivo” e punta a un flusso continuo, da DJ set. C’è una logica immersiva: si entra con un breve frammento, si attraversano picchi ritmici, si arriva a zone più sospese e interiori per poi uscire con una sensazione di dissoluzione.

“Please” apre una ferita. “Come Closer” rende chiaro che il desiderio di vicinanza è problematico e insano. Non c’è climax, solo tensione continua. “A Boy Like You” è il primo vero momento narrativo. La voce diventa più personale. Musicalmente la traccia è più morbida, ma con un sottofondo inquieto. “Ring the Alarm” porta una rottura violenta. Dopo l’intimità, arriva l’allarme: beat più aggressivo, costruzione techno. Questa traccia sembra dire: la connessione è già fallita o è pericolosa. “My Baby” è uno dei punti più interessanti. Un caso di elettronica viscerale e ambigua. “Have You Seen Me Dance Alone?” è il mio pezzo preferito. C’è un forte senso di esposizione: danzare da soli ma chiedere di essere visti. Un’atmosfera sensuale, esotica e conturbante. Qui entra forte la dimensione performativa: la solitudine non è isolamento, è spettacolo. “Somewhere Else” è tutto sulla voce di Aurora che diventa strumento, ritmo e ci porta altrove. Arriviamo a “I Drink the Light” vertice della trance. “Wavelengths” è un magnifico brano rallentato e ipnotico, con voce e sonorità liquide che ci portano tra le sirene, in fondo al mare. “Side by Side” è il brano più pop mentre “The Thing” è il punto più oscuro, sporco, disturbato. Qui il disco smette di parlare di relazioni e affronta qualcosa di più primordiale e inquietante. “In A Minute” continua il discorso di “The Thing” fino ad accartocciarsi su se stesso e dissolversi.

Il cuore dell’album “Come Closer” è la tensione tra controllo e perdita di controllo. Rowlands costruisce architetture sonore precise e incalzanti. Aurora le incrina con una vocalità infantile e visionaria. Spesso il risultato è magnetico e coinvolgente. A volte si ha la sensazione di due linguaggi che non si fondono completamente. È senz’altro un disco interessante per chi ama la buona musica elettronica, nonché le zone di confine e le contaminazioni.


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