Liguria

Ex militare ucraino morto d’infarto, il funerale di Dmytro Miroshnichenko nella chiesa di Santo Stefano a Genova

Genova. “È stato un infarto a strappare Dmytro alla sua famiglia e alla nostra fiera comunità ucraina, ma noi sappiamo che, in verità, è stata la guerra: troppi dolori, troppe perdite. Ora, ciò che conta, è coltivare i suoi sogni”. Pur nell’abito talare nero, non riesce a trattenere le lacrime padre Vitaly Tarasenko, cappellano e punto di riferimento per la comunità ucraina cattolica di Genova, dinnanzi al feretro di Dmytro Miroshnichenko, 57 anni, “eroe di guerra” dice il sacerdote, deceduto giovedì scorso a Genova, dove risiedeva dal giugno del 2024 con la moglie e due dei suoi tre figli. Il funerale di Miroshnichenko è stato celebrato stamani nella chiesa di Santo Stefano in Portoria, con rito bizantino: una solenne cerimonia militare, alla presenza del sergente medico dell’esercito ucraino Aleksandr Zoria, che ha reso gli onori al commilitone.

“Mio marito – racconta a margine della cerimonia la moglie Olenaè partito volontario nell’esercito nel 2014, lasciando la natìa Kiev e la sua professione di giornalista sportivo. Da allora è sempre stato al fronte, come sottufficiale medico, rischiando molte volte la vita e perdendo parenti e amici nel lungo conflitto”. Intorno alla vedova e ai tre figli – la primogenita è giunta dall’Ucraina per il funerale – si è stretta la comunità ucraina genovese, che ha contribuito alla solenne liturgia militare cantata: il rito si è concluso con la consegna ai famigliari della bandiera ucraina che ricopriva il feretro.

“La guerra lascia un segno nel cuore di ogni combattente – ha proseguito padre Tarasenko – Dmytro ha lasciato l’esercito solo quanto la malattia lo ha costretto. Troppe sofferenze lo hanno segnato, è un destino che capita a molti nostri militari. Solo allora si è risoluto a portare la famiglia a Genova, in un luogo più sicuro”. Il sacerdote ha sottolineato come l’Ucraina sia un paese che da trent’anni lotta per l’indipendenza: “Lui – ha concluso – ha dato la vita per questo. Ora, noi, dobbiamo coltivare i suoi sogni”.

Il sergente Aleksandr Zoria, ora a riposo dopo una grave ferita riportata in guerra, ha ricordato che “Dmytro ha votato la sua esistenza alla rivoluzione per la conquista dell’indipendenza e della dignità di un popolo. E proprio quella guerra che aveva abbracciato come volontario, lo ha minato nella salute e portato lontano dalla patria”.

Il personale di A.Se.F. del Comune di Genova, a cui sono state affidate le esequie, ha trasferito il feretro a Staglieno, consegnandolo alla So.Crem, che effettuerà la cremazione gratuitamente. Le ceneri saranno trasferite al cimitero di Baikove, a Kiev, dove saranno tumulate con gli onori militari.

Durante la cerimonia, sotto l’altare e a fianco della bara, è stata esposta una bandiera nera e rossa, tradizionalmente simbolo del nazionalismo ucraino e usata come vessillo dell’Esercito Insurrezionale Ucraino, ala militare dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, che faceva riferimento al leader nazionalista di estrema destra Stepan Bandera. Sulla bandiera tantissime le patch presenti, riferite a diverse formazioni militari (tra cui il battaglione Azov e il Reggimento Dnipro-1, unità di supporto tattico della polizia coinvolta nei combattimenti nel Donbass fin dal 2014) e afferenti ai movimenti nazionalisti ucraini di estrema destra, con grafiche legate al simbolismo della Seconda Guerra mondiale, come la Reichsadler, l’aquila imperiale tedesca, e il Totenkopfil teschio usato dalle SS. 

 




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