Ambiente

A Monaco va la pinsa, a Lione i vini, geografia della ristorazione italiana all’estero – Business

Nell’anno dell’ingresso della cucina
italiana nella lista dei beni immateriali patrimonio Unesco, con
90.000 ristoranti italiani nel mondo secondo recenti stime, ogni
pizza Margherita servita a Parigi, ogni cappuccino assaporato a
Londra è un atto di rappresentanza culturale del made in Italy e
dell’enogastronomia del Belpaese. Ne è convinta la Fipe
(Federazione italiana dei pubblici esercizi) che, monitorando i
menu di 1.486 ristoranti italiani attivi in dieci città europee
tramite una ricerca realizzata da Sociometrica, ha delineato,
con Confcommercio, una geografia di come il settore ristorazione
abbia messo radici oltreconfine.

   
Un vademecum utile a chi ha già un’attività all’estero ma
soprattutto a chi deve aprire una nuova insegna: ogni città – si
legge nel report “The Italian table abroad” – ha sviluppato
un’identità gastronomica italiana propria: Londra privilegia la
cucina territoriale, ogni espressione delle identità regionali.

   
E l’aperitivo all’italiana ha conquistato la City più che
altrove. Monaco e Berlino prediligono la cultura del caffè,
Barcellona la pasta alla carbonara, Vienna la varietà delle
pizze e il vino italiano col miglior rapporto qualità-prezzi.

   
Mentre a Parigi l’eccellenza del fine dining è accompagnata da
una forte presenza di prodotti del Nord Italia: parmigiano
reggiano, prosciutto di Parma, grana padano, vini del Piemonte.

   
Sotto la torre Eiffel dominano comunque le pizzerie, con pasti
che si concludono con tiramisù, panna cotta e limoncello. A
Bruxelles prevalgono i locali con cucina tipica
dell’Emilia-Romagna, Toscana, Roma. Mentre a Monaco la pinsa
romana è diventata un format di tendenza, segnale di una domanda
dinamica e aperta all’innovazione nell’ambito della tradizione.

   
Nelle due città tedesche, Monaco e Berlino, la caffetteria il
cuore dell’offerta italiana. Ad Amsterdam vanno forti pasta
fresca e i richiami alla sostenibilità. Vienna si caratterizza
per la prevalenza delle tradizioni gastronomiche del Nord-Est:
Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto, in coerenza
con la vicinanza geografica e i legami storici. A Lione, la
città più gourmand della Francia, il vino italiano ha un ruolo
di primo piano che in poche altre città europee trova
espressione altrettanto sistematica. Mentre a Marsiglia prevale
un’offerta più popolare, pizza e carbonara in primis. Con la
burrata e i frutti di mare che riflettono la cultura
mediterranea condivisa.

   
In termini di lotta all’italian sounding Monaco di Baviera e
Bruxelles mostrano, secondo l’analisi Fipe-Confcommercio, che la
qualità autentica del made in Italy ha un costo che il mercato
tende ad accettare, ma che comprime necessariamente il margine
di accessibilità.

   

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