ecco perché è stata una delusione
La memoria a volte fa brutti scherzi. In preda alla mia eterna ed inguaribile nostalgia, l’altro giorno ho deciso di prendere il Game Boy Color dal mio scaffale, dargli una bella pulita approfondita e accenderlo. Il risultato? Un’esperienza ben lungi da ciò che ricordavo.
Anzitutto lo schermo. Per quanto fosse all’epoca un salto generazione incredibile, con i colori pronti a rendere più appetibile il gaming in portabilità, giocare oggi con il Game Boy Color può essere davvero difficile. Manca la retroilluminazione, elemento che diamo ormai praticamente per scontato su qualunque device tech. Ma soprattutto ho notato un contrasto bassissimo ed un effetto ghosting atroce. È stato come un pugno nell’occhio, dopo anni di OLED ed LCD di buona qualità.
Altro grande problema che ho riscontrato, o meglio, riscoperto… è il fattore ergonomia. Oggi giorno le console portatili sono concepite fin dalla loro progettazione per essere comode da usare e trasportare. Game Boy Color, per quanto piccolo e compatto ma soprattutto molto leggero, era ed è tutt’altro che ergonomico. Dopo venti minuti ho iniziato a sentire fastidio alle mani!
Sempre in ambito di hardware, l’audio del Game Boy Color è semplicemente pessimo. Gracchia, non ha alcuna nota di bassi ed è letteralmente piatto. Nonostante sia un segno distintivo dell’esperienza portatile Nintendo dell’epoca, quella cassa è un qualcosa di abominevole per i tempi che corrono, ed è forse meglio dimenticarla.
Infine le batterie… santo cielo, le batterie! In un’epoca in cui le console e praticamente qualunque device tech monta al suo interno un’unità di buona qualità, Game Boy Color offriva ancora la possibilità di infilare delle pile AA, che si scaricavano sempre proprio sul più bello. Una limitazione a metà, questo va detto, poiché permetteva di evitare il problema dell’usura delle batterie interne.
Alla fine ho capito una cosa: non era dell’hardware che avevo nostalgia, ma di come mi sentivo quando ci giocavo da bambino. Dopotutto il retro gaming è questo. Andare alla costante ricerca di una emozione che, difficile ammetterlo, non tornerà mai più. E con il primo Game Boy Color di emozioni ne ho provate a bizzeffe, anche se, in fin dei conti, quello che tenevamo fra le mani era un hardware primitivo e superato già dopo pochissimi anni. Per altre curiosità, ecco cosa fare per evitare fregature sul mercato usato.
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