Statali, i buoni pasto possono salire sopra i 7 euro. Come e da quando. Le richieste dei sindacati
ROMA – Si apre uno spiraglio per l’aumento dei buoni pasto per i dipendenti dei ministeri e delle agenzie statali, una delle richieste che i sindacati avevano presentato alla vigilia dell’apertura del tavolo per il rinnovo 2025-2027. L’art.33 dell’ultima bozza presentata dall’Aran infatti prevede che “Le amministrazioni determinano il valore del buono pasto, in misura non inferiore al valore già previsto ai sensi dell’art. 86 (Servizio mensa e buoni pasto), comma 2, del CCNL 12 febbraio 2018, nei limiti di legge e delle risorse previste nei rispettivi bilanci per tale finalità”. La cifra a cui l’articolo fa riferimento corrisponde a 7 euro. Per modificare questo tetto, fissato in realtà anche prima del contratto collettivo del 2018, e cioè nel 2012, quindi 14 anni fa, è però necessario un intervento del legislatore.


Ma c’è anche un secondo aspetto, che scontenta i sindacati: per come è formulato adesso l’art.33, è l’amministrazione che dovrà finanziare, se ha le risorse sufficienti, l’aumento dei buoni pasto. E quindi si prospetta una situazione variegata, in cui una parte degli statali continuerebbe a percepire buoni pasto da 7 euro, e una parte avrà l’aumento, in misura differente a seconda delle scelte dell’amministrazione.


Ecco perché i sindacati chiedono invece che l’aumento venga finanziato nella prossima legge di Bilancio, in modo da garantire a tutti i dipendenti lo stesso aumento. Non solo la Fp Cgil, che non ha firmato il precedente rinnovo ritenendo che le risorse fossero insufficienti, ma anche gli altri al tavolo delle trattative.
«Abbiamo già scritto in merito e ribadiamo che la previsione inserita nella bozza di CCNL non è una risposta adeguata all’esigenza che abbiamo di adeguare il valore del buono pasto, – scrive in una nota la Flp – che al contrario, così come congegnata potrebbe portare a possibili e ingiustificate differenziazioni a seconda delle amministrazioni in cui si lavora».
Anche la Confsal Unsa precisa che «la richiesta dei sindacati è chiara: deve essere lo Stato a finanziare l’aumento dei buoni pasto con uno stanziamento ad hoc e non le singole amministrazioni, che se lasciate sole sarebbero costrette a cercare le coperture necessarie nelle pieghe dei rispettivi bilanci o a sottrarre risorse ad altri “serbatoi”, come il fondo per la produttività. Portare i buoni pasto a 10 euro nelle Funzioni centrali costerebbe allo Stato, secondo le prime stime, meno di 200 milioni di euro annui».
I sindacati sono tornati alla carica sui buoni pasto da quando il tetto dell’esenzione fiscale è passato da 8 a 10 euro, dall’1 gennaio di quest’anno. La questione riguarda anche le trattative per il contratto della scuola, solo che in quel caso si tratterebbe di introdurli, perché finora non sono mai stati erogati.
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