Calabria

Mazzette alla Provincia di Crotone, proseguono gli interrogatori

Hanno preso il via mercoledì gli interrogatori degli indagati a piede libero coinvolti nell’inchiesta “Teorema” della Procura di Crotone, che ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere capeggiata dall’ex vicepresidente della Provincia, Fabio Manica, che negli anni 2023-2025 avrebbe lucrato a colpi di tangenti sugli appalti dell’ente intermedio, ma anche dei Comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cirò Marina. Tre giorni fa, la pm Rosaria Multari, titolare del fascicolo insieme al procuratore Domenico Guarascio, ha sentito il commercialista Alessandro Vallone, accusato di associazione a delinquere sia per aver rivestito il ruolo di amministratore delle società “Sinergyplus, “È impresa” e “Kreosolution”, assegnatarie dei lavori pubblici in modo fraudolento, e sia per essersi occupato della spartizione delle mazzette tra i sodali. Il professionista è stato ascoltato per diverse ore dalla magistrata al fine di avere ulteriori elementi investigativi connessi al blitz scattato il 31 marzo con il sequestro preventivo di beni per 400 mila euro, seguito il 17 aprile dall’esecuzione di 5 misure cautelari disposte dalla Gip del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo.

La prossima settimana sarà la volta degli imprenditori Luca Vincenzo Mancuso e Andrea Esposito, titolari della “È impresa”, azienda detentrice delle quote di “Sinergyplus” e “Kreosolution”. Entrambi devono rispondere di associazione a delinquere in quanto – per gli inquirenti – avrebbero contribuito alla ripartizione dei proventi illeciti provenienti dagli affidamenti degli enti. Come ricostruito dalla GdF di Crotone, al centro dell’ipotizzato raggiro ci sarebbe stata la “Sinergyplus”, intestata a Giacomo Combariati ma amministrata da Fabio Manica, che avrebbe raccolto le tangenti legate agli appalti. Che – secondo gli inquirenti – lo stesso ex vicepresidente avrebbe fatto assegnare a tecnici come Luca Bisceglia e la consorte Rosaria Luchetta, e a ditte a lui vicini. Poi, i professionisti incaricati avrebbero versato una quota dell’ammontare degli interventi, le mazzette mascherate da consulenze, sul conto corrente della società. Infine, il denaro sarebbe transitato su altri due conti riconducili a Combariati, uno dei quali sarebbe stato in uso a Manica. Mentre l’avvocato Francesco Manica, fratello di Fabio, sarebbe stato il consigliere legale del contestato sistema delittuoso.


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