>>>ANSA/ Magyar è premier, sul Danubio torna a sventolare la bandiera Ue – Altre news
(di Michele Esposito)
“Dio benedica l’Ungheria, sono
qui per servire e non per regnare”. Sulle rive del Danubio, a
quasi un mese dalle elezioni, è arrivato il giorno di Peter
Magyar. Il leader di Tisza, per ironia della sorte in
coincidenza con la Giornata dell’Europa, ha ottenuto una larga
fiducia e, subito dopo, ha giurato da primo ministro. La grande
Piazza Kossuth, fuori all’edificio neogotico del Parlamento, era
affollata e addobbata come nelle grandi occasioni: dopo sedici
anni è finita l’era di Viktor Orban. L’Ungheria si prepara così
a iniziare un nuovo capitolo della sua storia, certamente più
ancorato all’Unione e alle democrazie occidentali. Ma per il
neopremier non saranno rose e fiori: smantellare il sistema di
potere orbaniano e ottenere, in tempi strettissimi, i fondi
comunitari è una sfida che rasenta l’impossibile.
Magyar ha incassato la fiducia di 140 deputati su 199, uno in
meno dei 141 che si è aggiudicato trionfando su Orban.
“Costruiremo uno Stato funzionante e umano. Un’amministrazione
che istruisce, guarisce, garantisce la sicurezza per i suoi
cittadini, che non diventerà ricchezza privata come è stato
finora”, ha sottolineato il neopremier dopo aver giurato davanti
al presidente della Repubblica e ai parlamentari. Fuori, dopo 12
anni di assenza e per decisione della nuova presidente dell’Aula
Agnes Forsthoffer, la bandiera blu-stellata dell’Unione è
tornata a sventolare sull’edificio del Parlamento, sulle rive
del Danubio. “Costruiremo un’Ungheria nuova che riconquista
l’onore in Europa, non tradisce gli alleati, non serve interessi
stranieri,
un Paese forte, capace di difendere i suoi interessi,
e leale all’unione a cui appartiene”, ha promesso Magyar.
“Congratulazioni a Magyar per la nomina a Primo Ministro
dell’Ungheria. In occasione della Giornata dell’Europa, i nostri
cuori sono a Budapest. La speranza e la promessa di un
rinnovamento rappresentano un segnale forte in questi tempi
difficili. Ci attende un lavoro importante. Per l’Ungheria e per
l’Europa, andiamo avanti insieme”, ha prontamente scritto su X
la presidente della Commissione Urusla von der Leyen. I due si
sono già visti nei giorni scorsi, provando a intavolare un piano
per sbloccare i 17 miliardi di fondi Ue congelati. Fondi di cui
l’Ungheria ha estremo bisogno, ma che non sarà facile ottenere.
Magyar dovrà subito far approvare una serie di riforme sul campo
della giustizia, dell’amministrazione, della tutela dei diritti
sociali. A preoccupare maggiormente Bruxelles è la parte – circa
10 miliardi – dei fondi previsti dal Next Generation. L’Ungheria
ha tempo fino alla fine dell’estate per chiederli, realizzando
per quanto possibile i super-obiettivi richiesti dalla
Commissione. Nei giorni scorsi i funzionari di Palazzo
Berlaymont hanno chiesto a Budapest di partire solo dalla
tranche delle sovvenzioni, da 6,5 miliardi. Ma dallo staff di
Magyar è arrivato un cortese rifiuto: “Siamo fiduciosi per lo
sblocco di tutti i fondi”.
Un discorso simile riguarda i 16 miliardi previsti dal
programma Safe. Magyar ha promesso di stravolgere totalmente il
piano presentato da Orban, in quanto – questa la sua accusa –
tutto il comparto della difesa magiara è nelle mani degli
oligarchi vicini all’ex premier. Da un punto di vista
geopolitico, con Magyar al potere al posto di Orban, Mosca perde
il suo principale proxy nell’Unione, mentre Donald Trump perde
uno dei suoi più devoti alleati. La prima missione da premier
condurrà Magyar a Vienna, Varsavia e Bruxelles. L’obiettivo è
triplice. Rafforzare i rapporti con l’Austria nel segno
dell’impero asburgico, ricostruire e ricalibrare i rapporti con
la Polonia di Donald Tusk e il gruppo Visegrad. E, ovviamente,
rientrare nel sistema decisionale dell’Ue.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Source link


