Giro d’Italia, la maglia rosa all’uruguaiano Silva. Vingegaard e Pellizzari si stuzzicano
È un Giro d’Italia con diverse sorprese, non tutte piacevoli, quello che esce dalla seconda tappa (Burgas-Veliko Tarnovo, 210 km) del trittico bulgaro, che fa da antipasto alla Corsa Rosa, profondamente influenzata da una maxi caduta che ha coinvolto decine di corridori a circa 23 chilometri dal traguardo. Una caduta rovinosa, provocata dall’asfalto viscido per la pioggia, che ha decimato la Uae Emirates costringendo al ritiro Vine e Soler e pregiudicando le ambizioni del capitano, Adam Yates, arrivato al traguardo insanguinato e infangato con oltre 13 minuti di ritardo.
La seconda notizia, questa più curiosa e meno drammatica, è che per la prima volta al Giro d’Italia un corridore uruguaiano non solo vince la tappa ma conquista anche la maglia rosa. Non era mai successo nella lunga storia del Giro. Si tratta di Guillermo Silva, 24 anni, debuttante dell’Xds-Astana, che ha preceduto nello sprint finale il tedesco Floran Stork e il nostro Giulio Ciccone. A seguire Scaroni e Pellizzari. Per Silva, che finora aveva vinto solo corse di secondo piano, una giornata indimenticabile. La notizia è infatti rimbalzata subito in Uruguay dove sono scattati i festeggiamenti. «Io maglia rosa? Ancora non ci credo…», ha commentato più frastornato che affaticato il nuovo leader del Giro. Che ora guida la classifica davanti a Stork e Bernal (+4”), Arensmann e Ciccone (+6”). Il danese Vingegaard, gran favorito del Giro, è a dieci secondi con il nostro Giulio Pellizzari.
La terza novità di questa frazione, è stata proprio l’entrata in scena dei pezzi da novanta, cioè di Vingegaard e Pellizzari. Di solito non accade: in avvio infatti i big stanno ben nascosti nella pancia del gruppo. Invece, nella prima salita del Giro, quella del Monastero, a circa 11 chilometri dal traguardo, sono subito scattate le scintille provocate da Vingegaard che, con due secche accelerazioni, ha frantumato il gruppo. L’unico a stargli dietro, poi seguito anche dal belga Van Eeetvelt, è stato proprio il marchigiano. Il terzetto, dopo aver guadagnato una ventina di secondi, per alcune indecisioni di troppo, è stato poi ripreso dagli inseguitori con lo sprint vittorioso di Silva che ha liquidato Stork e Ciccone.
Che dire? Prima vero scontro dei super favoriti o solo un un piccolo antipasto per saggiare l’appetito? La verità probabilmente sta nel mezzo: i due, come tutti i rivali, hanno fatto un po’ di cinema per vedere l’effetto che fa. Il danese, dopo la maxi caduta, forse ha preferito anticipare il gruppo prima di trovarsi in mezzo a qualche altro guaio. E il nostro Giulio, per fargli vedere che non è un bluff, gli ha subito preso la ruota. Come fanno due pugili quando l’arbitro, prima del match, li mette uno davanti all’altro. Petto in fuori, occhi cattivi, quella sana baldanza per far capire chi comanda.
Comunque, in una tappa che avrebbe dovuto essere riservata solo alle seconde linee, vederli subito in azione non ci è dispiaciuto. Certo, già che c’erano potevano giocarsi la vittoria di tappa. Chiuderla in bellezza, insomma. Invece hanno fatto 30 e non 31. Una raffica a salve. Ci sono ancora tre settimane. Avranno tutto il tempo per suonarsele meglio.
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