il commissario Battistoni finisce nel mirino

ANCONA Il commissario sul tetto che scotta. Ad una settimana dal congresso regionale di Forza Italia che dovrebbe incoronarlo segretario, il deputato Francesco Battistoni è finito nel mirino dei suoi.
Cos’è successo
Nelle Marche sta montando un malumore neanche troppo strisciante per le modalità con cui è stato organizzato l’appuntamento a Macerata – una specie di blitz che lascia appena 10 giorni per raccogliere le firme – e per la decisione di blindare per l’ennesima volta un forestiero che si presenta come candidato unico. «Battistoni ha fretta di diventare segretario regionale in vista delle candidature alle politiche del 2027», tuona l’ex sindaco di Amandola Domenico Eleuteri. E dire che doveva trattarsi di un congresso unitario ed ecumenico. All’evento del 15 maggio a Macerata sono attesi i big del partito, a partire dal segretario nazionale e vicepremier Antonio Tajani. Uno dei congressi unitari – insieme a quelli di Calabria e Veneto – che aveva avuto il via libera anche da parte di Marina Berlusconi.
Le ragioni degli attriti
Invece ora diversi esponenti locali stanno chiedendo di rinviare il congresso e ieri, durante il coordinamento del partito di Pesaro-Urbino sono volate scintille. Un collegamento da remoto perché Battistoni era a Macerata, «come sempre. Della nostra provincia non gliene importa niente. Pensa solo al Sud della regione perché è il suo collegio», i commenti tranchant dei forzisti pesaresi. Tra questi, il più battagliero è l’ex assessore regionale Stefano Aguzzi, che avrebbe anche minacciato di lasciare il partito. Nel 2022, Battistoni è entrato in Parlamento candidandosi nel collegio super-sicuro di Ascoli–Fermo alla Camera. Cosa che già allora aveva creato malumori. Ora l’accelerazione sul timing del congresso sarebbe anche legata alla volontà di Tajani di blindare i suoi uomini di fiducia in ottica 2027: Battistoni è uno di questi e per lui si starebbe profilando l’unico (o quasi) posto sicuro, ovvero quello di capolista in un listino.
Chi resta fuori
Ciò ha spazzato via le ambizioni di tutti gli azzurri marchigiani che vagheggiavano un posto al sole in Parlamento. L’addio al partito del sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica – passato con Vannacci – è il sintomo di questa rabbia montante contro i paracadutati. Ma i motivi di tensione interna stanno arrivando anche dalle Amministrative: a San Benedetto, il segretario provinciale di Ascoli Valerio Pignotti ha inserito nella lista Umberto Pasquali, fedelissimo dell’ex sindaco Spazzafumo che il candidato del centrodestra Nicola Mozzoni non gradiva, scatenandone l’ira funesta. A Fermo, gli azzurri si sono sganciati dagli alleati di destra per correre – senza simbolo – con Alberto Scarfini, delfino di Paolo Calcinaro. Una manovra della capogruppo in Consiglio regionale Jessica Marcozzi che non è piaciuta per niente ai partiti alleati. E per fortuna che il congresso doveva essere unitario: è quasi peggio di quelli del Pd.




