Salute

tra chi non ha dubbi etici e chi dice “si compra un figlio”, c’è una terza via

Il dibattito sulla GPA o Gestazione per altri (o Utero in Affitto) è stato rilanciato proprio in questi giorni da un libro della scrittrice Chiara Tagliaferri, Arkansas. Storia di mia figlia (Mondadori). Il racconto di un vero e proprio calvario, questo credo sia stato, partendo dalla scoperta di una menopausa precoce, passando per tre tentativi di eterologa falliti per approdare alla decisione di andare oltreoceano per tentare, appunto, la gestazione per altri. Per la quale la coppia, Chiara Tagliaferri e Nicola Lagioia, ha comunque dovuto passare per un lungo iter, tanto che la bambina è arrivata, finalmente, anni dopo.

Tagliaferri ha detto di aver scritto il libro perché “il privato è politico” ed sono del tutto d’accordo con lei, tanto più in un momento storico in cui, nel nostro paese, la GPA è stata dichiarata ‘reato universale’, tra l’altro, mi pare, un nonsense giuridico, visto che un paese può legiferare solo sui propri confini. La coppia è arrivata in Italia pochi mesi dopo l’introduzione della legge, ma questo non vuol dire che non si trovi di fronte a rischi, che si traducono anche in sentimenti ed emozioni devastanti credo, come la paura che una figlia già amata possa essere tolta o comunque non riconosciuta come figlia di entrambi, con tutte le conseguenze drammatiche del caso.

Alla Tagliaferri, che pure, almeno, ha la notorietà dalla sua parte, speriamo, a proteggerla, va riconosciuto il coraggio di aver scritto e così denunciato tutto, anche esponendosi a critiche della sua parte, ovvero del femminismo. E di aver di nuovo, appunto, rilanciato nel nostro paese un dibattito che non può chiudersi con l’assurda e insensata posizione del governo. Devo dire che, purtroppo, scorrendo i social media, ho trovato quasi solo insulti e critiche di ogni tipo alla coppia, rea di aver “comprato un bambino”, visto che, anche, si è avvalsa dell’ovodonazione (per questo la scrittrice ha parlato di “tre madri”, la gestante, la donatrice, lei).

Sulla GPA non è facile scrivere ma una cosa è sicura: né la posizione del governo, e quella che la equipara a comprare un figlio, né quella, opposta (che non è di Tagliaferri, ndr) per cui la GPA non presenta profili etici complessi, sono posizioni che ci servono. Anzitutto, non si può discutere di GPA in astratto, ma solo inserendola all’interno di un contesto socio-culturale e storico profondamente cambiato e che ha cambiato anche la maternità. Madri sempre più anziane, quindi con problemi di fecondità. Una separazione sempre più marcata tra la sessualità e l’avvio di una gravidanza. Non esiste infatti solo da un lato l’utero in affitto e dall’altro invece la procreazione naturalissima “bio” in camera da letto. In mezzo c’è la fecondazione assistita con stimolazione ovarica e produzione di embrioni, congelamento degli stessi, c’à la fecondazione eterologa, appunto, come l’ovodonazione, c’è persino l’embriodonazione (non tutte le pratiche sono legali in Italia). Insomma, ci avviamo verso un futuro dove la maternità sarà sempre più artificiale e l’utero in affitto fa parte di questo processo. Può piacere o no, ma la scienza ci sta portando lì e dovremmo riflettere sul fatto che in molti altri ambiti in cui la scienza ci sta conducendo non siamo affatto così critici, anzi la accettiamo senza porci domande (male, perché la scienza non va presa acriticamente).

Dunque siamo di fronte a una possibilità, grazie alla scienza, e dall’altro lato di fronte al fatto che è sempre più difficile concepire naturalmente. Mentre, anche, subiamo una crisi demografica senza precedenti.

Se vogliamo allora ragionare senza ideologia, dobbiamo prendere tutti questi pezzi, desiderio di un figlio compreso, assolutamente legittimo, visto che in una società secolarizzata è l’unica forma di immortalità che ci è rimasta, e porci di fronte ad essi con il massimo dell’apertura, valutandone ovviamente tutte le conseguenze morali così come dobbiamo fare con tantissime altre scelte, legate a nuove tecnologie, pensiamo solo all’IA, che nessuno, mi pare, intende bandire. Troppo comodo proibire tout court e troppo comodo dire che va tutto bene. Invece la fatica è proprio quella che si fa di fronte ad ogni azione morale e in particolare a quelle appunto inedite. È la fatica della riflessione, la fatica del dubbio, la fatica del confrontare scelte diverse, la fatica del valutare fino a che punto spingersi o no, la fatica del capire quali conseguenze ci sarebbero su terze persone e se queste conseguenze sono accettabili o no. Questo vale anche per la GPA.

Io penso che Tagliaferri, di cui non ho ancora letto il libro, ma lo farò, tutte queste domande, insieme al compagno, se le sia poste e le abbia valutate mano mano. E penso che abbia valutato che ciò che stava facendo non era una violenza verso nessuno, così è andata avanti, con tutte la fatica del caso (e le spese enormi, anche). Giudicare tutto questo dall’esterno, senza trovarcisi, magari con la grande fortuna di aver avuto figli con facilità, non mi pare corretto. Ovviamente non bastano le scelte private, portate avanti da chi ha gli strumenti culturali ed emotivi per farle. Serve una politica altrettanto sensibile, altrettanto moralmente acuta, altrettanto capace di valutare con attenzione, cura e intelligenza le materie su cui ha deciso di deliberare.

Ma figuriamoci. Questo governo è fatto da gente incompetente, spesso priva di titoli accademici, arrivati al governo perché parenti o amici di, capaci solo di fare leggi all’insegna di una ideologia rozza e volta a criminalizzare scelte che vanno dalla libertà di manifestare a quella di aver un figlio (salvo imporci la retorica natalista). Figuriamoci se questo governo poteva legiferare bene su un tema così complesso come la GPA. E il risultato si è visto. E se la politica dà questi risultati, allora che ci siano scrittori, persone esposte mediaticamente in qualche modo, che decidono di raccontare apertamente, senza filtri né protezioni, il loro percorso di GPA, è del tutto positivo. Qui dobbiamo ricominciare a parlare di tutto (e, tra parentesi, lo deve fare anche la sinistra, afona su questo punto), visto che il nostro dibattito pubblico è culturalmente povero e atrofizzato, oltre che polarizzato su posizioni estreme quasi sempre inutili in quanto tali.

La GPA è un ottimo tema per sparigliare gli estremi e ricominciare a pensare. Magari archiviando, come prima cosa, la stanca frase per cui un “figlio non è un diritto”. No, infatti, è un desiderio, forse il desiderio più grande, e proprio per questo va preso con la massima serietà.


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