Crescita senza benessere reale. In Calabria l’economia viaggia contromano
La Calabria cresce. Ma cresce contromano, all’interno di un’Italia che appare sempre più affaticata, con i tradizionali motori dello sviluppo nazionale (industria, consumi, demografia) attraversati da incrinature profonde. È il paradosso che affiora dalle pieghe dal rapporto dell’Istituto Tagliacarne, presentato ieri a Catanzaro, nel corso del “Career Day” di Unindustria Calabria. Una mappa che rivela quanto accade nelle viscere di questa terra. Qui si continua a convivere con le fragilità strutturali che nel frattempo, però, hanno prodotto segnali economici inattesi, quasi ostinati.
Nel 2024 il valore aggiunto complessivo calabrese ha superato i 36 miliardi di euro, segnando un incremento del 3,1% rispetto all’anno precedente. Un dato che va oltre la media nazionale, ferma al 2,1%. Un orizzonte che definisce una regione in grado di correre proprio mentre il resto del Paese rallenta, secondo un cambio di paradigma evidente. Reggio e Crotone guidano la crescita tra le cinque sorelle con un +3,4%, ma tutte restano saldamente in territorio positivo. Sul lungo periodo Catanzaro è quella che, dal 2000, registra la migliore dinamica media annua (+3,4%).
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