centinaia di studenti tra giochi, orientamento e sogni di futuro

Il Barton Park si è trasformato in un grande campus a cielo aperto. Centinaia di ragazze e ragazzi, provenienti da tutta l’Umbria e non solo, hanno invaso gli spazi dell’Open Day 2026 dell’Università degli Studi di Perugia, intitolato “lo spazio di tutti i futuri possibili”. Dalle 8.30 alle 18.30, un fiume di studentesse e studenti – accompagnati da genitori e insegnanti – ha potuto toccare con mano l’offerta formativa, i servizi e l’atmosfera dell’Ateneo più antico d’Italia (anno di fondazione: 1308).
L’evento ha avuto il sapore di una grande festa civica, con un’inedita sinergia tra Università, Regione, Comune e Adisu a fare da cornice. Mai come quest’anno, tutte le istituzioni hanno remato nella stessa direzione: convincere i giovani che Perugia è il posto giusto per studiare, vivere e… restare.
“Non guardate i numeri, guardate le persone”
Il rettore Massimiliano Marianelli ha scelto un registro intimo e diretto, lontano dai tradizionali discorsi da cerimonia.
“Oggi apriamo le porte dell’Ateneo con uno spirito di autentica accoglienza” – ha detto Marianelli – “L’Open Day non è solo una vetrina: rappresenta un momento di incontro. Il momento in cui l’Università comincia ad ascoltare chi sta cercando la propria strada”.
E poi un invito a guardare oltre le apparenze: “Abbiamo cercato di mostrarvi chi siamo. Non attraverso i numeri, ma le persone. Non attraverso le strutture, ma le relazioni. Docenti, ricercatrici, personale tecnico, bibliotecari, studentesse e studenti: è questa rete viva a rendere l’Università ciò che è”.
Il rettore ha concluso con una promessa: “Se oggi avete sentito che questo potrebbe essere il vostro posto, c’è spazio per voi, qui. Non solo nei corsi, nelle aule, nei laboratori, ma in una comunità che vi aspetta a braccia aperte”.
Più concreta, ma altrettanto appassionata, la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. La governatrice ha tirato in ballo un rapporto dell’Ocse presentato proprio alla vigilia dell’Open Day.
“Ieri l’Ocse ha evidenziato i punti di forza e di debolezza della nostra Regione. Tra i punti di forza ci siete voi, i talenti che arrivano qui grazie alle nostre università, che sono sopra la media europea – ha detto Proietti, rivolgendosi direttamente ai ragazzi – L’Umbria ha le carte in regola per brillare, ma possiamo farlo solo se voi scegliete di restare e di contribuire alla nostra crescita”.
Un messaggio chiaro: l’Università come volano di sviluppo, ma anche come ancora per trattenere i cervelli in un territorio che storicamente soffre di fuga giovanile.
Il momento più emozionante è stato probabilmente il saluto della sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi. Per la prima volta, il Comune ha avuto un proprio stand all’interno dell’Open Day – un segnale politico forte di vicinanza al mondo universitario.
“Ragazze e ragazzi, non abbiate paura delle scelte future – ha esordito la sindaca – Il percorso universitario non è solo formazione accademica, è un’esperienza di vita fatta di incontri, passioni, cultura e crescita umana”.
Ferdinandi ha poi annunciato novità concrete: “Stiamo lavorando a spazi studio diffusi, a nuovi servizi di mobilità notturna e a luoghi di socialità e cultura per rendere Perugia sempre più accogliente per gli studenti”.
Il passaggio più applaudito è stato il finale: “Perugia vi vuole bene. Non siete il nostro futuro: siete il presente a cui teniamo di più”. Una frase che ha strappato sorrisi e qualche occhio lucido tra i banchi del Barton Park.
Sul fronte dei servizi, Giacomo Leonelli, amministratore unico dell’Adisu Umbria, ha annunciato due novità importanti: “Stiamo condividendo con il rettore progetti molto importanti, come il nuovo studentato nell’area dell’Ospedale di Perugia e il reingresso dopo più di 10 anni degli studenti Erasmus nei nostri collegi universitari”.
Un segnale di svolta dopo anni di critiche sulla carenza di posti letto e sull’invecchiamento delle strutture.
L’Open Day non è stato solo discorsi. I quattordici Dipartimenti dell’Ateneo hanno allestito punti informativi, con docenti e tutor a disposizione per chiarire dubbi su corsi di laurea triennali e magistrali.
Grande successo per l’iniziativa “UNIwonders – A caccia di meraviglie”, una caccia al tesoro digitale che, attraverso il canale Telegram @unipgorienta, ha trasformato l’orientamento in un gioco a premi.
Spazio anche a temi non strettamente didattici: nel ciclo “Abitare l’Università” si è parlato di benessere psicologico, counseling pedagogico, mobilità internazionale, parità di genere e pace. Nell’area “P(r)onti per il futuro”, invece, il focus è stato sugli sbocchi professionali, con un’attenzione particolare alle opportunità occupazionali post-laurea.
Non sono mancati i servizi: l’Adisu per borse di studio e alloggi, il Cus per lo sport, il CLA per le lingue, Radiophonica (la radio web universitaria) a fare da colonna sonora, e l’UniPg Shop per portare a casa la felpa dell’Ateneo.
Novità assoluta di quest’anno, lo stand del Comune di Perugia, con l’obiettivo di illustrare la campagna “Sapere Perugia”, con lo slogan “Perugia, dove il tuo studio trova casa”.
L’assessore Andrea Stafisso (sviluppo economico e innovazione) ha spiegato il senso dell’iniziativa: “Le città universitarie non sono semplicemente luoghi che ospitano aule: sono spazi vivi in cui sapere, relazioni, esperienze e comunità si intrecciano. Abbiamo voluto essere presenti perché questo è il momento in cui l’Università incontra il proprio futuro”.
Lo stand è stato visitato anche dalla sindaca Ferdinandi, dalla presidente Proietti, dal rettore Marianelli, da Leonelli e dagli assessori Stafisso e David Grohmann (ambiente).
A chiudere il cerchio, la professoressa Simona Zoncheddu, coordinatrice del nucleo di supporto per l’Orientamento dell’Ufficio Scolastico Regionale. “L’orientamento – ha detto – è un percorso finalizzato a conoscere se stessi e il contesto per realizzare un grande progetto: il proprio progetto di vita. Conservate sempre curiosità e desiderio di conoscere”.
L’edizione 2026 dell’Open Day UniPg è stata molto più di una fiera dell’offerta formativa. È stato un momento in cui le istituzioni umbre hanno provato a parlare la stessa lingua: quella dell’accoglienza, della prossimità e della speranza. Con un obiettivo dichiarato: far sì che i giovani non scappino, ma scelgano Perugia.
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