Catanzaro, silenzio sul tramonto del Sant’Anna. Così la sanità perde un altro pezzo
Se la preoccupazione di quanti lavoravano al Sant’Anna Hospital è tanta, la città ha finora reagito in maniera blanda e in ordine sparso alla decisione del Gruppo Citrigno di non proseguire nel tentativo di rilancio della storica clinica del capoluogo di regione. Ogni riflessione sulle sorti della città, in questa fase, pare più avvitarsi attorno a uno sterile dibattito sullo svuotamento subìto nel corso dei decenni e sull’osservazione di quello che accade negli altri capoluoghi calabresi. Vero è che in questo momento storico, lungo l’asse tra Cosenza e Reggio Calabria, Catanzaro sembra non toccare palla. E se per una fetta della politica cittadina tutti gli indizi di questo disegno porterebbero alla Cittadella regionale, quale miglior momento per alzare la voce se non quello servito su un vassoio dallo stesso Gruppo Citrigno che ha, a chiare lettere, affermato che «il regime commissariale della sanità calabrese e il piano di rientro probabilmente hanno impedito il maturare di concreti sviluppi istituzionali idonei a consentire una valutazione del nuovo progetto da parte del Dipartimento competente».
Eppure il caso Sant’Anna tocca un po’ tutti i tasti dolenti di Catanzaro: la sanità che rischia di perdere il ruolo centrale; l’emergenza sociale e occupazionale che da qui a breve si produrrà con la perdita dei posti di lavoro e la fine degli ammortizzatori sociali; l’impoverimento del tessuto economico derivante dal calo dell’indotto sanitario.
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