Genoa, la conferenza di De Rossi pre-Fiorentina

Genova. Prima partita che il Genoa affronta dopo la salvezza matematica quella con la Fiorentina in trasferta. All’andata fu un punto sudato, con quel gol di Colombo che diede il via alla gestione De Rossi. Il mister in conferenza stampa fa il punto degli uomini a disposizione: “Junior Messias ha finito la stagione, Norton Cuffy non sarà della partita, non riesce ad andare senza sentire fastidio. Baldanzi sta bene, si è allenato con noi da qualche giorno, ma non vorrei portarlo, vorrei dargli più minuti, più metri. Questa è una partita importante, ma non decisiva. Per noi giocatore troppo importante. Fosse stata decisiva avrebbe giocato dall’inizio.
De Rossi troverà in panchina Vanoli, i due erano stati in ballo per la panchina del Genoa e hanno comunque raggiunto entrambi l’obiettivo salvezza. Per lui il mister ha stima: “Paolo è un amico. Anche se poi è sempre stato il mio mister. È stato il mio allenatore in seconda con Conte in Nazionale. È stato bello iniziare insieme, abbiamo trovato due grandi realtà, due belle piazze ed è giusto che queste due piazze stiano in Serie A”.
Con la salvezza raggiunta su che stimoli mentali ha puntato De Rossi questa settimana? “I giocatori devono trovarli da soli gli stimoli. Mi ricordo quando giocai contro la Samp a Genova, era l’ultima giornata. Io ero reduce dalla pubalgia e nessuno aveva voglia di giocare la gara per paura di infortuni visto che era in vista l’Europeo Under 21. Ero giovane e dissi a Capello che non volevo giocare, che volevo tenermi, che non era la partita della vita. Avevo usato le parole sbagliate. Lui mi ha detto: “Non è la partita della vita, ma è la partita della Roma. Un giocatore deve tirare fuori gli stimoli da dentro. Deve avere ambizione a lungo o a breve termine, vedeste come si incavolano quelli che perdono nelle partitelle in allenamento, pensate alle partite vere visto che ci guardano tutti i tifosi. Sarebbe grave se giocassimo solo con la paura di fallire”.
Zatterstrom sarà della partita. Raggiunta la salvezza, De Rossi può provare giocatori che hanno visto meno il campo: “Ci sarà anche qualcun altro, ma non voglio dare troppi cambiamenti con giocatori che non hanno mai giocato insieme. Sarebbe un errore. Rischi di farli esprimere e giudicarli in un contesto diverso. Troppi pezzi del puzzle spinti a forza sarebbe un errore”. Anche sul sistema di gioco non ci saranno troppi cambiamenti, anche se con Como e Atalanta per l’80% del tempo il Genoa ha giocato con la difesa a quattro: “Faremo esperimenti legati alla strategia di gara”.
Il gruppo in questi mesi è cresciuto molto: “Sia dal punto di vista di quello che cerchiamo noi, sia nelle interpretazioni, nella qualità dell’allenamento, per esempio Jeff Ekhator si allena da giocatore vero, da grande, prima si allenava da ragazzo giovane aggregato. Ora ha una sua presenza, anche in campo. Credo tantissimo in lui, ha giocato titolare con Bologna, Roma, quando la situazione era meno tranquilla, queste ultime partite non sono un premio alla simpatia del ragazzo. L’unica cosa che non abbiamo migliorato è l’intensità perché è sempre stata altissima. Al top. La porta con sé questa piazza calda. Credo che lo staff precedente avesse una cultura del lavoro molto seria, perché il gruppo è pronto a fare quello che gli dici. Abbiamo migliorato classifica, non è cambiato l’attaccamento al Genoa”.
Tutti giocatori più giocano più migliorano, ha evidenziato De Rossi: “Colombo ha fatto il suo, Vitinha è un giocatore non raro, unico, anche per quello che ti dà senza palla, Caleb ha struttura ed esperienza che ti servono, ha fatto gol importanti, decisivi e vitali”.
Il Genoa non vince a Firenze dal 1977, un ingrediente in più per gli stimoli in vista della partita di domenica. “Mettiamo tutto nel minestrone, ma sarà più bello vincere l’anno prossimo quando ci saranno in palio punti importanti. È una cosa singolare, non me l’aspettavo, abbiamo vinto contro la Juve fuori casa, contro l’Inter, lo ricorderò ai giocatori, ma dobbiamo farla diventare una cosa di contorno rispetto a quello che mettiamo dentro la partita. Questo è il nostro lavoro, ci pagano per questo, l’obiettivo è fare grandi partite”.
Con la salvezza è scattato il rinnovo automatico per De Rossi: “Parliamo di futuro da settimane, forse mesi, ma quando è finita Cremonese -Lazio è caduta un po’ di tensione, è bello. Pensavo che fossimo salvi già da tempo. È stato bello il giro di telefonate tra noi dello staff, con Diego Lopez, tutto molto piacevole e di condivisione. L’obiettivo è stato raggiunto tutti insieme, qui non ho mai sentito il coltello dietro la schiena, non mi sono mai sentito giudicato, sotto pressione”.
In settimana Luis Enrique ha conquistato un’altra finale di Champions, ma non è l’unico allenatore da cui ha attinto De Rossi: “Ho preso tanto da mio padre, da tutti gli allenatori che ho avuto, a chi è curioso serve tutto, ma Luis mi ha aperto gli occhi a un mondo diverso, mi ha inserito non solo in quel tipo di calcio, ma mi ha insegnato a essere un allenatore di un certo tipo nei rapporti umani e a essere diverso. È importante anche il confronto con lo staff. Ci rendiamo conto che difendere aggressivo ci porta a snaturarci, forse basterebbe spostarci e mettersi a specchio. Le idee che ho per il futuro vanno in certa direzione: avere giocatori con qualità fisica e tecnica e poi amalgamarli”.
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Intanto ad allenarsi con il Genoa sono rientrati dei giocatori che hanno disputato il campionato in C: Consiglio, Barbini e Doumbia. “Era un peccato perdere tempo. Erano ragazzi che hanno fatto bene in C che vorrei rivedere in ritiro il prossimo anno o decidere di far continuare questo percorso di crescita nelle serie inferiori”.
Scattato anche il riscatto obbligatorio per Colombo: “Lui è stato decisivo per la nostra salvezza e crescita, è stato l’emblema della nostra salvezza arrivata attraverso belle giocate, così come Junior, Ruslan, Caleb. Il primo punto fatto con quel suo gol sporco contro la Fiorentina dimostra che lui è un lottatore, ma questa è una squadra fatta di giocatori seri”.
Messias invece è in scadenza: “Junior parla poco, ma quando parla è tanto importante per lo spogliatoio, è un punto di iferimento per tutti, anche per lo staff. Lui è delicato a livello fisico anche se è il più forte di quelli che abbiamo. Se non avesse questi problemi giocherebbe a livelli più alti. Ogni volta che è stato bene ha spinto, sono anche contento di averlo scoperto a livello umano”.
Ostigard in una recente intervista ha dichiarato di voler restare al Genoa per renderlo più forte. Quanto vale questo orgoglio per De Rossi? “Non l’ho creato io, ce l’hanno loro dentro, è la piazza. Il Genoa è una squadra storica, ma ora di media di serie A, se vogliamo medio-bassa. Questa è una città fantastica e c’è qualcosa di speciale quando vai in campo. Se la gente sta bene qui è perché è stimolata sul perché fa questo mestiere. Quando si lavora bene non c’è nessun motivo per dire ok scappo. Se poi non sei felice, allora inizi a pensare alla professione. Credo che non vada disperso questo entusiasmo, non è merito mio, ma loro. Ci sono altre piazze calde e belle, ma questa è speciale”.




