Esplosione mortale a Valfabbrica, chiesto il processo per una coppia di americani

di Enzo Beretta
La Procura della Repubblica di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio per una coppia di americani, un uomo di 73 anni e la moglie 69enne, imputati nell’ambito dell’inchiesta sulla violenta esplosione avvenuta il 7 luglio 2021 in una villetta di Valfabbrica, costata la vita a un romeno che abitava al primo piano. L’edificio riportò gravissimi danni strutturali. L’udienza preliminare davanti al gup Giorgio Margheri è stata rinviata al 25 giugno. Secondo il capo di imputazione l’uomo avrebbe «determinato e cagionato l’esplosione dell’abitazione sita in Valfabbrica località Monte dè Mezzi», in locazione alla coppia, «determinata dall’innesco della massa di miscela di aria e Gpl» proveniente dalla tubazione del gas posta nella cucina dell’appartamento al piano terra. Il pm contesta inoltre di avere, «con condotta colposa consistita nell’omettere il controllo delle condizioni di tenuta di chiusura, con conseguente interruzione della tubazione posta sulla tubazione, innescato la incontrollata fuoriuscita di Gpl» provocando così «l’incendio e la successiva esplosione dell’intero stabile».
Difesa Di segno opposto la ricostruzione della difesa, affidata all’avvocato Giuseppe Caforio, che nella memoria depositata sostiene come «nessuna responsabilità penale» possa essere attribuita all’imputato. Il legale ricorda che l’abitazione era stata liberata dei mobili dai precedenti conduttori e che «anche la stufa a gas e le linee del gas erano già state scollegate dalla linea del gas della casa dal precedente conduttore». Nella memoria si evidenzia inoltre che il locatore avrebbe mostrato soltanto le valvole esterne e il pannello elettrico, «ma non ha mostrato all’imputato e a sua moglie la valvola di erogazione del gas interna all’abitazione». La difesa sostiene che il tappo presente sul tubo del gas fosse già lì da tempo e che l’imputato, convinto che la valvola fosse chiusa, non avrebbe avuto motivo di effettuare ulteriori controlli, anche perché la coppia utilizzava esclusivamente apparecchi elettrici a induzione. Caforio afferma inoltre che il suo assistito «non ha mai estratto il tappo di chiusura dal tubo del gas, né ha aperto la saracinesca di intercettazione della tubazione posta sulla valvola». Nella memoria viene anche contestata la formulazione dell’accusa, definita «assolutamente generica ed indeterminata».
Consulenza Agli atti c’è anche una relazione dell’ingegner Maurizio Fattorini, consulente del pm. Secondo il tecnico «nella tubazione del gas a servizio del locale cucina del piano terra, al momento dell’esplosione, il tappo filettato non era presente». La consulenza evidenzia inoltre che il tubo rinvenuto «non può essere considerato equivalente ad un tappo filettato» e che, se fosse stato presente il tappo previsto dalle norme tecniche, «anche nel caso di una imprudente apertura della valvola, sarebbe fuoriuscita la fuoriuscita di gas in misura irrilevante». Fattorini richiama poi le dichiarazioni rese dal proprietario dell’immobile nel 2021, secondo cui l’imputato avrebbe riferito di avere trovato «il tubo del gas, in cucina, con un tappo, e non di averlo trovato aperto». La relazione conclude affermando che la valvola di intercettazione «non soddisfa le finalità cautelari poste a fondamento delle stesse norme tecniche».
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