Sicilia

Gaffe del ministro Valditara sull’omicidio Piersanti Mattarella: ucciso dalle Br. Poi si corregge: è stato un lapsus

Nel giorno dello sciopero e delle proteste in oltre 50 piazze da parte di studenti, sindacalisti e personale scolastico contro la riforma degli Istituti tecnici ma anche contro la leva militare, la guerra, il precariato, le prove Invalsi e la presenza del segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, in Italia, la serata ha registrato una gaffe del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che ha fatto il giro di diversi siti.

«Piersanti Mattarella ucciso dalle Br»

Parlando dell’inaugurazione in Irpinia di una scuola intitolata a Piersanti Mattarella, che fu ucciso da Cosa nostra, il ministro ha detto che «all’epoca avevo 18 anni e ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio il fratello assassinato dalle Brigate Rosse e lo tirava fuori dalla macchina».

Ma subito dopo Valditara, parlando con l’ANSA ha chiarito: «Ho dichiarato 20 volte «vittima della mafia» come si vede in tutti gli interventi che ho tenuto. E’ stato un lapsus, contro di me uno sciacallaggio ignobile. Ci si occupi di cose serie, come per esempio il clamoroso fallimento dello sciopero odierno nella scuola indetto da alcune sigle sindacali».

Lo sciopero davanti il ministero

Sul fronte dello sciopero e delle proteste – organizzate da Flc Cgil, Usb, Cobas e sigle come Cambiare Rotta, Osa, Rete studenti medi – di prima mattina davanti al ministero dell’Istruzione, a Roma, i ragazzi si sono fatti fotografare con fiori infilati in fucili giocattolo per contestare le politiche considerate sempre più segnate da riarmo e militarizzazione. A Torino, davanti alla sede dell’Ufficio scolastico, sono state distrutte scatole con le scritte «Guerra», «Miseria», “Precarietà», «Repressione», «Militarizzazione» e «Leva». Sono stati accesi fumogeni ed esposti cartelli con le scritte “azienda», «riforma tecnica» e «alternanza scuola-lavoro».

I manifestanti hanno inoltre mostrato cartonati raffiguranti i ministri Giuseppe Valditara e Anna Maria Bernini, colpiti con frutta e verdura marcia. Al termine è stato bruciato un simbolo di Confindustria insieme a un carro armato di cartone. «Bernini il tuo tempo è scaduto, vogliamo almeno 20 miliardi per la scuola. Non ci arruoliamo e rifiutiamo l’università della guerra», hanno scandito i manifestanti al microfono.

E non sono mancate le polemiche sui dati di partecipazione allo sciopero. Per il governo una adesione che si è attestata al 6,1% per il personale docente e al 5,22% includendo anche il personale Ata, sulla base dati pervenuti al Ministero dell’Istruzione relativi al 45% delle scuole, è stato un insuccesso.

«Sciopero politico»

Per il ministro Valditara quello di oggi è stato anche uno sciopero «stupefacente, politico, non di sostanza» dal momento che con tutti gli altri sindacati non partecipanti all’iniziativa (Cisl, Uil, Gilda, Snals, Anief) è stata raggiunta una intesa per la stabilità dell’organico e la tutela delle discipline. Ma per gli organizzatori è stato un successo tanto che la segretaria Flc Cgil Gianna Fracassi ha annunciato: “Proseguiremo con ulteriori azioni di lotta, a partire dal blocco delle attività aggiuntive, fino ad arrivare alla sospensione delle adozioni dei libri di testo e al blocco degli scrutini».


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