Mail minatorie fingendosi una collega, il docente chiede scusa: “Ho fatto una follia”

Genova “Ho fatto una follia, mi dispiace molto, ero in un periodo molto difficile e anche a scuola i rapporti tra colleghi non erano dei migliori”. Ha chiesto scusa inviando una lettera all’insegnante diffamata il 40enne docente di sostegno accusato di calunnia, sostituzione e stalking nei confronti di una collega.
Mail minatorie inviate al preside e a diversi insegnanti della scuola dove lavorava in Valle Scrivia che avevano seminato il panico utilizzando account fittizi riconducibili alla collega che era finita indagata per quelle minacce. Per il 40enne, difeso dall’avvocato Emanuele Olcese, la pm Sabrina Monteverde ha chiesto il rinvio a giudizio. Nell’interrogatorio lui ha spiegato che dopo la prima mail, tutte le successive, come quelle inviate a se stesso o come la falsa denuncia in commissariato per il danneggiamento della sua cassetta della posta incolpando la professoresse e il fratello, sono stati un tentativo di non farsi scoprire: “Non sapevo come tornare indietro, così ho continuato, ma ho fatto tutto da solo” ha spiegato alla pm, scagionando di fatto un tecnico informatico che era finito indagato in concorso con lui e per cui adesso la procura chiederà l’archiviazione. Il tecnico della scuola era finito nei guai perché le indagini della polizia postale avevano rilevato in alcuni casi che i cellulari del 40enne e del tecnico risultavano nella stessa cella telefonica. Il tecnico aveva spiegato però che abitavano vicini e che la cella telefonica era in qualche occasione probabilmente rimbalzata su quella più vicina, ma che con il profe lui non c’entrava niente. Così come la stessa polizia postale, che in un primo momento ha rilevato una traccia di alcune mail inviate dal pc della scuola anche sul computer del tecnico, traccia che però secondo gli stessi investigatori, potrebbe essere dovuta al fatto che i due computer erano collegati alla stessa rete intranet dell’istituto.
Per la decisione della pm decisivo è stato però l’interrogatorio dell’insegnante-hacker reo confesso che ha escluso in modo categorico il coinvolgimento di altre persone. E alla professoressa, assistita dall’avvocato Antonio Rubino, oltre alle scuse ha offerto un risarcimento. L’uomo, che è in cura per uno stato di forte bornout e si trova tuttora in aspettativa, ha vinto un dottorato all’università e adesso teme anche per le conseguenze lavorative di un’eventuale condanna.




