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La Svizzera riapre alle corse in circuito dopo settant’anni


Per questo, nel breve periodo, è difficile immaginare un ritorno immediato di grandi appuntamenti internazionali o la costruzione rapida di autodromi permanenti. L’assenza di infrastrutture dedicate e la sensibilità svizzera verso territorio, rumore e consumo di suolo renderanno probabilmente i primi anni una fase di test: eventi mirati, soluzioni temporanee, progetti da verificare uno per uno. Anche l’ipotesi di un Gran Premio svizzero resta, per ora, più suggestione che prospettiva concreta.

Un segnale per l’ecosistema

Il peso della decisione è anche simbolico. La Svizzera era rimasta ai margini dell’Europa del motorsport non per mancanza di competenze o capitali, ma per una scelta normativa diventata nel tempo quasi identitaria. Rimuoverla non è un dettaglio tecnico.

Il contesto, rispetto agli anni Cinquanta, è cambiato radicalmente. Il motorsport contemporaneo è una piattaforma globale di sviluppo tecnologico: elettrificazione, simulazione, aerodinamica computazionale, materiali avanzati, gestione dei dati. Sono ambiti nei quali l’industria svizzera ha già un ruolo rilevante. Ora il Paese potrà, almeno in teoria, completare la filiera anche sul piano degli eventi. Anche se arriva un po’ tardi: una volta, a Ginevra, c’era il salone più elegante del mondo. Sospeso per il Covid, è stato definitivamente abbandonato per mancanza di espositori di primo piano.

Tra le voci che hanno salutato la notizia con maggiore partecipazione c’è quella di Laura Villars, pilota svizzero-francese originaria di Ginevra. Nel 2025 aveva tentato di candidarsi alla presidenza della FIA: sarebbe stata la prima donna a guidare l’organismo nella sua storia. La candidatura non andò in porto (come quella di tutti gli altri sfidanti) per effetto di un meccanismo elettorale contestato che rese Fabiana Ecclestone, unica candidata disponibile per la vicepresidenza sudamericana, elemento esclusivo del ticket di Mohammed Ben Sulayem: senza di lei, nessun altro poteva completare la propria lista. Ben Sulayem fu così rieletto a Tashkent nel dicembre 2025 senza avversari. La vicenda è tuttora aperta davanti al Tribunale giudiziario di Parigi. È questo il profilo di chi ha scritto, a notizia appena diffusa: «Grazie alla Svizzera. Dopo 70 anni, il divieto delle corse su circuito è stato revocato. Il Consiglio federale ha messo in vigore la revisione della LCStr, con le autorizzazioni rilasciate dai Cantoni. Un grande passo avanti per il motorsport svizzero, i suoi piloti, i suoi talenti e un’intera filiera che aspettava questo segnale. Il lavoro comincia».

Non la promessa di un autodromo dietro l’angolo, ma la fine di un divieto che pesava sul rapporto fra la Svizzera e uno sport che il Paese, in realtà, non aveva mai smesso di alimentare. Anche per l’arco alpino e per le regioni industriali del Nord Italia, il provvedimento apre un dossier da seguire con attenzione. Non nell’immediato, forse. Ma il quadro normativo, da oggi, non è più l’ostacolo principale.


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