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“Mi hanno definita ‘nonna attempata’ perché sono diventata mamma a 47 anni? Mi fanno pena loro, moriranno a 55 come nel dopoguerra. Ora vi racconto il mio viaggio tra canili e gattili sardi”: parla Caterina Murino

Ringhio ha quindici anni e ha passato tutta la vita dentro ad un canile sardo. Caterina Murino si siede per terra, lo abbraccia e piange. Polvere, sudore, amore, vita e crocchette. L’ex Bond girl nata a Cagliari, oggi felice 47enne residente a Parigi, è protagonista di Attraverso i nostri occhi. Un viaggio tra 35 canili e gattili della Sardegna – in anteprima al Riviera International Film Festival 2026 – per portare, assieme al compagno Edouard, cibo, speranza e squarciare l’attenzione generale sul randagismo nel meridione d’Italia. “Da Roma in giù cani e gatti vengono abbandonati a migliaia. È una vera piaga sociale e non capisco perché al Nord si sia riusciti praticamente a debellarla e al Sud per nulla”.

Siete in concorso al RIFF contro un film prodotto da DiCaprio…
“Questa cosa mi fa sorridere. Pensi che non avevamo nemmeno il ciak e abbiamo faticato pure a noleggiare il pullmino per raggiungere canili e gattili. Il nostro documentario (la regia è di Marco Marras ndr) è un lavoro fatto in casa per dar voce agli animali e a quei volontari che a loro dedicano l’esistenza e che continuano a chiedere una cosa sola: istituzionalizzare la sterilizzazione”.

E dire che cani e gatti randagi sarebbero per legge proprietà comunali…
“Pochissimi seguono le possibilità che offrirebbe la legge. Sterilizzando oggi ne verrebbe un grande risparmio economico futuro per i Comuni, nonché un risparmio delle sofferenze per gli animali. Ringhio non ha mai sofferto fame o freddo, ma di essere investito o massacrato da un pazzo in strada sì”.

Un appello da donna a donna: presidente Todde faccia qualcosa…
“Ho bussato più volte a quella porta (della presidente della Sardegna ndr) senza ricevere risposta. Colgo l’occasione per bussare una seconda volta, perché oggi è ancora più urgente”.

Nei canili i volontari son tutte donne…
“Forse perché sono più sensibili? Non saprei. È un po’ come dire che se siamo interessati agli animali siamo di sinistra. E che vuol dire? Se sei di destra gli animali possono tutti crepare? Il benessere animale è trasversale a certe divisioni”.

Che Italia si vede da Parigi dove si è trasferita oramai da venti anni?
“Si dice che il nostro paese vada meglio rispetto al passato. Anche se non siamo al Festival di Cannes e ai Mondiali di calcio, in molti qua sostengono che l’Italia stia attualmente meglio della Francia”

A Miss Italia 1997 lei arrivò quinta e Mara Carfagna sesta: che ricordo ha?
“Bellissimo. C’erano anche Silvia Toffanin, Annalisa Minetti e Roberta Floris che poi diventò giornalista. Pensi non c’era rivalità. All’epoca la redazione di Bella chiedeva a tutte le concorrenti chi volevano che vincesse: votarono tutte per me”.

Dopo avere fatto un figlio a 47 anni l’hanno definita una “nonna attempata”…
“Non me ne importa nulla. Semmai li vedo questi uomini e donne di 47 anni già nonni attempati con il bastone e il giacchetto di lana. Mi fanno pena loro, evidentemente moriranno a 55 anni come nel dopoguerra”.

Nella sua carriera la bellezza è stata più un aiuto o un ostacolo?
“Un aiuto. Sarei idiota a dire il contrario. Poi è toccato a me mostrare che sapevo fare qualcosa oltre la Bond girl”.

Durante il MeToo non l’abbiamo sentita denunciare molestie…
“Ho lavorato nel cinema, nella tv e nella moda a livello internazionale. Ho incontrato anche Harvey Weinstein e ci ho cenato con Fabrizio Lombardo a Soho fino alle 4 del mattino, ma nessuno mi ha mai molestata. Non ho mai subito il flagello di questi avvoltoi che mettevano le grinfie sulla preda debole. Forse per questo mio caratterino da mastino mi son stati lontano.

Un consiglio a futuri giovani attrici/attori?
“Se vi chiedono di fare un provino a mezzanotte in una camera da letto non ci andate. Ma soprattutto devono capire che per far questo mestiere non si deve scendere a compromessi. Se ve lo chiedono girate i tacchi, andatevene e denunciate”.

Tra cinema e teatro (in questi mesi è in tour con La vedova scaltra di Goldoni ndr) ha anche interpretato un episodio di Don Matteo…
“Ero l’assassina di puntata. Alla fine Terence Hill e Frassica mi mettono dentro. Mario era molto calmo, mangiava ogni due tre ore per mantenersi magro e asciutto. Mi disse che tanti attori non sono bravi a dare le battute quando non sono inquadrati, ma che invece bisogna essere generosi anche quando non si è ripresi. È un consiglio che ricorderò per sempre”.


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