Friuli Venezia Giulia

Europa–USA: il ritiro americano e la frattura del sistema di sicurezza occidentale

5 maggio 2026 – ore 16:45 – Premessa – Mentre assistiamo increduli alla crisi iraniana, secondo diversi analisti americani, uno degli errori più gravi compiuti dagli Stati Uniti negli ultimi vent’anni, forse secondo solo alla disastrosa campagna ventennale in Afghanistan, stiamo osservando un’Amministrazione americana in palese difficoltà, uno “stop and go” continuo di difficile comprensione anche per i sostenitori MAGA più radicali, e in rotta di collisione con l’Europa. La situazione appare decisamente confusa, a tal punto da spingere il responsabile della politica estera statunitense, Marco Rubio, ad organizzare urgentemente un viaggio in Italia. In particolare, si legge nel comunicato americano: “Il Segretario di Stato si recherà a Roma dal 6 all’8 maggio per rafforzare le relazioni bilaterali con l’Italia e il Vaticano. Il Segretario Rubio incontrerà i vertici della Santa Sede per discutere della situazione in Medio Oriente e degli interessi comuni nell’emisfero occidentale. Gli incontri con le controparti italiane si concentreranno sugli interessi di sicurezza condivisi e sull’allineamento strategico”.

Cosa sapere sulla presenza militare esclusivamente statunitense in Europa

I media americani ricordano che “in Europa sono presenti tra gli 80.000 e i 100.000 militari statunitensi, di cui oltre 36.000 in Germania. Questa presenza, retaggio della Seconda Guerra Mondiale e, successivamente, della Guerra Fredda, ha svolto recentemente un ruolo chiave a supporto delle operazioni nell’Artico, in Africa e in Medio Oriente, compreso l’attuale conflitto con l’Iran”.

Dal sito del comando militare americano in Europa leggiamo che:
US EUCOM e i suoi comandi dipendenti supervisionano le operazioni e le risorse militari in tutta Europa, garantendo la prontezza operativa, la cooperazione e la sicurezza regionale insieme agli alleati e ai partner. Insieme, sosteniamo gli sforzi di deterrenza, rispondiamo alle crisi e promuoviamo la stabilità nel teatro europeo. Il Comando europeo degli Stati Uniti, insieme agli alleati e ai partner della NATO, conduce operazioni ed esercitazioni multi-dominio integrate a livello globale, nell’ambito dell’impegno degli Stati Uniti per la sicurezza europea. In questo modo, l’EUCOM promuove la capacità delle nazioni che condividono gli stessi obiettivi di operare congiuntamente per affrontare complesse sfide alla sicurezza”.

“Le operazioni del Comando europeo degli Stati Uniti (EUCOM) spaziano dal supporto all’Ucraina di fronte all’aggressione russa alla fornitura di aiuti umanitari. Il comando svolge le proprie attività e la risposta alle crisi in stretto coordinamento con le agenzie interagenzia statunitensi, compresi il Dipartimento di Stato e il Dipartimento della Difesa, i suoi comandi componenti, gli alleati e i partner”.

“Il Comando europeo degli Stati Uniti guida e supporta regolarmente esercitazioni in tutta Europa per rafforzare le capacità, la prontezza operativa e le relazioni con gli alleati e i partner. Insieme alla presenza avanzata degli Stati Uniti in Europa, le esercitazioni rimangono la dimostrazione più visibile dell’impegno del Comando per la sicurezza europea e per un ordine internazionale basato sulle regole”.

US EUCOM dispone dei seguenti comandi strategici:

  • US Army Europe and Africa, con sede a Wiesbaden, in Germania, deputato a fornire forze terrestri pronte al combattimento contro qualsiasi potenziale avversario in Europa e in Africa.
  • U.S. Naval Forces Europe and Africa, con sede a Napoli, con il compito di migliorare le capacità e la sicurezza marittima degli alleati e dei partner europei e africani.
  • US Air Forces Europe and Africa, con sede a Ramstein, in Germania. Questo organismo rappresenta la componente aerea del comando, conducendo attività e operazioni di sicurezza continuative per promuovere la sicurezza aerea e la protezione aerea in Europa e in Africa.
  • U.S. Marine Corps Forces Europe and Africa, con sede a Stoccarda, in Germania. Questo comando conduce operazioni, esercitazioni, addestramento e attività di cooperazione in materia di sicurezza in Europa e in tutto il continente africano.
  • U.S. Special Operations Command Europe, con sede vicino a Stoccarda, in Germania. Questo comando supporta US EUCOM in operazioni, impiegando forze speciali in teatri ad alto rischio e in contesti estremamente violenti.
  • U.S. Space Forces Europe and Africa, con sede a Ramstein, in Germania. Questo organismo è responsabile della protezione delle risorse spaziali, della promozione delle partnership e del potenziamento delle capacità militari di settore, fornendo dedicato supporto alle missioni condivise con alleati e partner.

In tale cornice, e in estrema sintesi, merita evidenziare che da questi comandi strategici statunitensi dipendono tutte le numerose basi operative americane in Europa. In Italia, in particolare, le basi americane, in alcuni casi cogestite con l’Italia e la NATO, sono le seguenti: Aviano (Pordenone), Tirrenia (Pisa), Sigonella (Siracusa) e Gaeta (Latina).

Inoltre, merita un breve inciso perché non molto nota, la base statunitense di AFRICOM a Vicenza.

Dal sito ufficiale di AFRICOM leggiamo che:
“Lo US Africa Command (Comando Africa degli Stati Uniti), insieme ai suoi partner, contrasta le minacce transnazionali e gli attori ostili, rafforza le forze di sicurezza e risponde alle crisi al fine di promuovere gli interessi nazionali degli Stati Uniti e favorire la sicurezza, la stabilità e la prosperità regionali”. Inoltre, il comando statunitense per l’Africa “promuove in modo più efficace gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti attraverso un impegno mirato e costante con i partner a sostegno dei nostri obiettivi di sicurezza condivisi. Le operazioni, le esercitazioni e i programmi di cooperazione in materia di sicurezza del Comando supportano la politica estera del governo degli Stati Uniti, principalmente attraverso attività militari e programmi di assistenza. Queste attività, coordinate con i team delle ambasciate statunitensi nei vari Paesi e con ciascuna nazione partner africana, costruiscono partenariati solidi e duraturi per migliorare la sicurezza e la stabilità in Africa. La nostra missione principale, che consiste nell’assistere gli stati africani e le organizzazioni regionali nel rafforzamento delle loro capacità di difesa, consente agli africani di affrontare meglio le minacce alla propria sicurezza e riduce le minacce agli interessi statunitensi. Concentriamo i nostri sforzi sul contribuire allo sviluppo di forze armate competenti e professionali che rispettino i diritti umani, aderiscano allo stato di diritto e contribuiscano in modo più efficace alla stabilità in Africa”.

https://www.eucom.mil/
https://www.c6f.navy.mil/
https://www.europeafrica.army.mil/
https://www.usafe.af.mil/
https://www.marforeur.marines.mil/
https://www.socom.mil/soceur/
https://www.africom.mil/leadership/commander

La Germania e non solo, nel mirino di Washington

Il recente annuncio da parte di Washington dell’immediato rientro in America dalla Germania di almeno cinquemila militari statunitensi ha suscitato un vivo scalpore, anche se, in verità, rappresenta un’operazione già da tempo parzialmente concordata. Tale decisione, secondo i media americani, sancisce una frattura tra Washington e Berlino, determinata in parte anche dalle recenti dichiarazioni al veleno espresse dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale la settimana scorsa ha affermato che gli Stati Uniti venivano “umiliati” dall’Iran, accusando inoltre Washington di non avere una strategia chiara.

In tale cornice, tuttavia, non ci dobbiamo sorprendere più di tanto, atteso che “indebolire Berlino”, come ben sappiamo, è stato uno degli obiettivi principali da parte di Biden e del suo predecessore, all’interno del disegno strategico americano sfociato nel drammatico conflitto in Ucraina.

Tuttavia, ora sembrano emergere nuove evidenze che appaiono oltremodo stigmatizzare una crisi non certo sottostimabile tra Washington e l’Europa. In particolare, l’Amministrazione Trump ha di fatto bloccato il programma varato dall’Amministrazione Biden dedicato allo schieramento nei prossimi anni in Germania e in alcuni Paesi dell’Est Europa di missili da crociera statunitensi come deterrente contro la “minaccia russa”, facendo intendere altresì una possibile e prossima riduzione di militari americani anche in Spagna e in Italia.

Reazioni europee

Davanti a una tale situazione, potenzialmente dirompente, i cui sentori, in verità, si erano manifestati da almeno sei anni con le dure dichiarazioni americane, sia democratiche sia repubblicane, espresse nei confronti dell’Europa, stiamo assistendo all’esplosione di ogni tipo di riflessione sia in Europa sia negli USA.

Le opinioni si mescolano e si contraddicono continuamente, con punte di esasperazione spesso incomprensibili.

Si passa da coloro che vogliono il ritiro completo delle forze militari americane dall’Europa a quelli che invitano gli USA a riflettere sul comune interesse, europeo e statunitense, nel continuare a garantire la sicurezza nel quadrante del Vecchio Continente. Senza dimenticare il pensiero di altri ancora, che rimarcano l’interesse diretto ed esclusivo statunitense di disporre di basi in Europa da cui poter facilmente proiettare nel mondo la propria influenza militare e politica.

Inoltre, si ascoltano posizioni europee che parlano di forze armate europee, in assenza di una politica estera comune europea, e di altri che, invece, individuano una soluzione auspicando un’immediata nascita di una industria comune europea della difesa.

Tutto molto aleatorio e, purtroppo, decisamente utopistico.

Siamo oggi in assenza di un progetto teso alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa, unico canale futuristico nel quale sarebbe possibile pensare a una difesa comune associata, ovviamente, a una politica estera comune.

Oggi, invece, ci troviamo davanti a una miope visione generale da parte della maggioranza dei leader europei, dove le diversità profonde all’interno dei singoli Paesi non sembrano essere riconosciute come valori, ma bensì come ostacoli, spesso insuperabili.

Stiamo descrivendo, in sintesi, un’Europa contrassegnata da tessere singole, colorate e disconnesse, appartenenti a un ipotetico puzzle politico, in cui tutte le figure ballano, in un moto autoreferenziale, senza un reale progetto e una visione politica comune, poggiata su basi solide e obiettivi condivisi e praticabili.

Forse molti non conoscono l’interesse precipuo di ogni singolo Stato europeo a non cedere il proprio know-how, e l’esistenza di forti e spesso insormontabili rivalità all’interno dei diversi Paesi europei anche nei settori della difesa e della sicurezza.

Inoltre, si ricorda l’esistenza di accordi bilaterali firmati tra singoli Paesi europei e gli Stati Uniti, anche in questi settori strategici.

Infine, non si deve sottostimare l’attuale dipendenza strategica europea nei confronti della tecnologia avanzata statunitense anche in campo militare, satellitare, intelligence nonché dell’intelligenza artificiale, in tutte le sue diverse applicazioni.

Davanti a tale scenario, cosa vogliamo essere per i nostri figli e per il loro futuro?

Primo apprezzamento valutativo

Alla luce di quanto sopra, proviamo a riflettere, cercando di assumere comportamenti e assetti da adulti consapevoli, informati e responsabili del futuro.

Se si consulta il sito del Dipartimento di Stato americano, si noterà, ad esempio, che per gli USA noi italiani siamo definiti da tempo, a differenza di molti altri, “alleati incrollabili, partner strategici e amici eccezionali”.

Mentre la confusione regna sovrana, a solo titolo di esempio, nei primi giorni di aprile 2026 a Washington si è svolta la 15ª riunione della Commissione congiunta USA-Italia (JCM) sulla cooperazione scientifica e tecnologica.

In particolare, le due parti:

  • si sono formalmente impegnate ad approfondire la cooperazione nelle scienze quantistiche, nel calcolo ad alte prestazioni e nell’intelligenza artificiale, nell’energia da fissione e fusione, nelle biotecnologie e nei materiali avanzati;
  • hanno deciso di promuovere la ricerca congiunta, gli scambi di ricercatori, le infrastrutture condivise e i partenariati pubblico-privati. Hanno inoltre sottolineato l’interesse comune nel rafforzare la sicurezza della ricerca nelle tecnologie critiche e nell’aiutare i partner ad adottare pratiche simili per proteggere l’innovazione.

Per portare avanti questi obiettivi, l’Italia ha annunciato un finanziamento significativo per progetti strategici di ricerca congiunta nel 2027-2028 in aree prioritarie identificate, aprendo la strada agli enti di ricerca statunitensi per competere per collaborazioni di alto valore con le loro controparti italiane. Entrambi i Paesi hanno ribadito il loro impegno verso una stretta partnership scientifica e tecnologica che guidi l’innovazione statunitense e italiana, sostenga l’occupazione e la crescita economica reciproca.

In altre parole, ricordiamoci sempre che sicuramente Trump è il Presidente degli Stati Uniti, ma gli Stati Uniti non sono solo Trump!

Nessuno, nemmeno Trump, pensa lontanamente di creare fratture non sanabili con la controparte italiana, ma, intendiamoci, non certo per sentimenti filantropici, bensì unicamente o principalmente per reciproco interesse.

In attesa dell’esito del prossimo incontro a Roma del Segretario di Stato Marco Rubio con le autorità italiane e con il Pontefice, mi auguro che questa occasione possa rappresentare un’esperienza profonda capace di attivare cambiamenti personali, crescita e riconoscimento reciproco.

“Tra venti anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto… ma da quelle che non avete fatto” – Mark Twain.

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »