Puglia

“Dylan Capriati ha ucciso Scavo per vendicare lo zio Lello”

Undici secondi per entrare, armati, nel Divine club di Bisceglie, uccidere il 43enne Filippo Scavo e scappare. E il tutto protetti dalla coltre di omertà di chi, addetto alla sicurezza, avrebbe dovuto fermarli. I fotogrammi dell’omicidio del 19 aprile scorso e l’antefatto che ha portato al delitto di Scavo, uomo di punta del clan Strisciuglio, sono oggetto di una corposa indagine della Direzione distrettuale antimafia di Bari, conclusasi all’alba di questa mattina con 11 arresti e 3 fermi di urgenza, eseguiti dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Bari e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trani. Quel 19 aprile, secondo gli inquirenti, dopo una lite all’esterno del locale, Scavo sarebbe stato ucciso dal 22enne Dylan Capriati, figlio di Mimmo (anche lui assassinato il 21 novembre 2018 al quartiere Japigia), fermato assieme ad Aldo Lagioia, 22enne di Corato, e Michele Morelli, barese di 21 anni. L’accendersi della guerra con i Capriati arriva a 2 anni dall’omicidio di Lello Capriati, fratello del noto boss di Bari vecchia Tonino, raggiunto da 4 colpi di pistola l’1 aprile 2024, e sparati secondo l’antimafia da Gianluca Marinelli, in sella a una Honda Hornet guidata dall’amico e complice Nunzio Losacco.

Lello Capriati fu ucciso, hanno ricostruito gli investigatori della Squadra Mobile coordinati dal pm Marco D’Agostino, perché aveva tentato di mediare tra i giovanissimi dei due clan, i suoi figli Christian e Bino in primis, e il gruppetto di ragazzi di Carbonara guidati da Filippo Scavo. Ma erano stati proprio i suoi figli a rompere il patto, andando a sparare a Carbonara e ferendo due ragazzi degli Strisciuglio. Le indagini sul delitto di Scavo, condotte dai carabinieri e coordinate dalla pm antimafia Bruna Manganelli, hanno accertato anche il continuo utilizzo di cellulari all’interno del carcere, portati da alcuni degli arrestati oggi, e che documentano su TikTok persino il brindisi dei Capriati nella sezione a loro destinata, e il lutto degli Strisciuglio nell’altra area, dopo aver appreso della morte di Scavo. Il mutamento delle caratteristiche della camorra barese, come documentato in questa ordinanza, è stato evidenziato dal procuratore aggiunto Giuseppe Gatti, coordinatore della Dda. Il procuratore capo Roberto Rossi ha invece richiamato l’attenzione sull’elevata disponibilità di armi in carcere e sulla necessità di arginare il fenomeno.




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