Sanità in Molise, Tridico: “17 anni di commissariamento hanno raso al suolo il diritto alla salute” | isNews
L’europarlamentare M5S: “Un effetto strettamente connesso a scelte politiche sistematicamente sbagliate”
CAMPOBASSO. “Il Molise è l’ultima regione d’Italia ancora commissariata in sanità. Un effetto strettamente connesso a scelte politiche sistematicamente sbagliate. Il commissariamento dura dal 2009 e il disavanzo sanitario si attesta al 6,1% del finanziamento effettivo, quindi in aumento rispetto all’anno precedente, e ben al di sopra della media delle regioni in piano di rientro. Diciassette anni. E i servizi non migliorano”. A denunciare la situazione della sanità in Molise si aggiunge la voce dell’europarlamentare del Movimento Cinque Stelle Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S a Bruxelles.
“L’addizionale Irpef nella regione – aggiunge – è tra le più alte d’Italia: fino al 3,33% per i redditi sopra i 28mila euro, risultato diretto del mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro. I molisani pagano il massimo delle tasse regionali per una sanità pubblica che non regge. Ogni anno la Regione versa 70-80 milioni ad altre regioni per i molisani che si curano fuori, mentre la mobilità attiva è prodotta quasi interamente dai privati convenzionati, non dagli ospedali pubblici”.
Il meccanismo, per Tridico, “è semplice e perverso: il privato convenzionato sottrae risorse al pubblico, il pubblico non riesce più a erogare prestazioni, i molisani fuggono altrove e il debito cresce. Chi ci guadagna non è mai il paziente. Il privato è importante, ma solo a sostegno del servizio sanitario pubblico, e non in sostituzione”.
Altra grande questione, sottolinea l’europarlamentare, è “il forte deficit di personale. Le domande per diventare medico di famiglia in Molise sono il 67% in meno rispetto ai posti disponibili. Nei reparti ospedalieri va peggio. A marzo 2026 l’Asrem ha assunto a tempo determinato medici stranieri con titoli extra-UE non ancora riconosciuti dal Ministero della Salute, in base alla normativa emergenziale: su 9 candidature per l’emergenza-urgenza, 8 sono di professionisti stranieri. A un bando per quattro posti di medicina interna ad Agnone hanno risposto tre specialisti in pensione, con incarichi trimestrali. Questo è lo stato reale della sanità molisana, al netto degli annunci”.
Il Programma Operativo 2026-2028, adottato il 30 aprile scorso, disattiva – come noto – l’emodinamica del San Timoteo di Termoli entro ottobre 2026, chiude il punto nascita del Veneziale di Isernia e riconverte il Caracciolo di Agnone in ospedale di comunità. “Si concentra tutto su Campobasso – commenta Tridico – Per il resto del Molise si organizzano trasporti protetti. In una regione con circa 290mila abitanti, età media di 48,4 anni e un’area isernina già demograficamente fragile, centralizzare ulteriormente significa abbandonare le aree interne alla loro sorte”.
“I 90 milioni stanziati dal governo Meloni in due anni vengono presentati come una vittoria. Sono un contributo condizionato all’esecuzione di quei tagli: non è un rilancio ma un accordo al ribasso – aggiunge poi l’europarlamentare – Nel frattempo, il disavanzo nel 2024 è aumentato di oltre 30 milioni e nessuna spiegazione trasparente è stata fornita sui rapporti economici con i privati accreditati”.
Per questa serie di motivi, chiosa poi Tridico, “chiedo nomine sanitarie basate su competenza, non su appartenenza politica. Chiedo un piano straordinario di assunzioni con condizioni di lavoro dignitose e incentivi reali. È necessario, inoltre, rinegoziare con il governo centrale la quota di debito sanitario che non è imputabile ai molisani ma a decenni di gestioni fallimentari. Infine invito la l’amministrazione regionale di centrodestra ad utilizzare al meglio i fondi europei e il Pnrr per rafforzare la sanità pubblica territoriale. A marzo ho espresso solidarietà al sindaco di Isernia Castrataro, dopo le tante notti passate in tenda davanti al Veneziale. L’ammirazione rimane. Ma un primo cittadino non dovrebbe dormire sotto un ospedale per garantire ai propri concittadini il diritto costituzionale alla salute. Quella tenda è la prova che lo Stato ha smesso di fare la sua parte. Io non lo farò”.
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