Liguria

Invasione bike sharing, Tursi prepara il giro di vite: più controlli e parcheggi “convertiti” alle bici

Genova. È quasi impossibile per chi vive a Genova non aver notato, nelle ultime settimane, una delle biciclette dei nuovi servizi di sharing attivi in città. E ad attirare l’attenzione è quasi sempre il parcheggio selvaggio di questi veicoli: sui marciapiedi, in mezzo alla strada, davanti ai passi carrabili. Una vera invasione – o almeno così viene percepita e raccontata sui social – che riguarda anche i quartieri collinari, perché si tratta di mezzi dotati di pedalata assistita con motore elettrico, adatti anche alle salite. Adesso, dopo il boom iniziale, il Comune prova a dare un giro di vite per evitare che l’ondata green si trasformi in un nuovo problema.

A intervenire in un comunicato è l’assessore alla Mobilità Emilio Robotti: “Il bike sharing può e deve funzionare a Genova, ma non a discapito del decoro e della sicurezza. Le nuove linee guida sono state pensate proprio per correggere le criticità del passato. Siamo in una fase di sperimentazione per il biennio 2026-2027 e il nostro obiettivo è chiaro: fornire un servizio efficiente, che sia un alleato di chi vive la città, non un ostacolo. Tuttavia, l’efficacia delle regole dipende anche dal senso civico degli utenti: abbandonare una bici in mezzo a una strada o su un marciapiede è un atto di inciviltà che danneggia l’intera comunità“.

Dove si può parcheggiare la bici a Genova

Ma dove si può parcheggiare una bici a Genova? Le linee guida varate dal Comune non chiariscono tutti i dubbi, così abbiamo chiesto lumi alla polizia locale. Ovviamente la soluzione migliore è scegliere una rastrelliera apposita: queste aree di solito sono ben segnalate nelle app degli operatori, ma in molte zone sono del tutto assenti.

È possibile parcheggiare anche negli stalli per le moto, oppure a bordo strada a due condizioni: che non sia presente un divieto di sosta o di fermata (specificato da apposito segnale o con semplice linea bianca a margine della carreggiata) e che la segnaletica non indichi un parcheggio riservato alle auto o altri tipi di veicoli. In ogni caso è sempre vietato lasciare le bici sui marciapiedi e in tutte le situazioni che possano creare un intralcio ai pedoni o al traffico.

bici bike sharing

Nelle aree pedonali le biciclette possono circolare e anche sostare liberamente, purché non creino intralci. Attenzione però: nell’area del centro storico il Comune ha deciso di consentire il parcheggio dei mezzi del bike sharing solo negli stalli prestabiliti. Ci sono poi alcune zone espressamente vietate dal regolamento (ad esempio i parchi) in cui le app – che funzionano con la geolocalizzazione – non permettono di chiudere la corsa (così la tariffa continua a salire).

Alla diffusa mancanza di aree di sosta ad hoc il Comune sta cercando di porre rimedio: “Stiamo procedendo con la riconversione delle stazioni di posteggio di ZenabyBike in posteggi bike sharing e con la trasformazione di alcuni stalli kiss&buy presenti nei municipi in posteggi bike e car sharing“.

Controlli e sanzioni, è caccia ai trasgressori

Dall’altro lato c’è il tema dei controlli e delle sanzioni. La responsabilità per le violazioni dovrebbe essere degli utenti, ma nella maggior parte dei casi è impossibile risalire alla loro identità, come avviene del resto per qualunque velocipede sprovvisto di targa. Le varie app, nel rispetto del regolamento imposto dal Comune, obbligano a scattare una foto della bici per chiudere la corsa. Alcuni operatori, come BikeBoom, permettono di parcheggiare solo nelle rastrelliere.

Negli scorsi giorni era previsto un incontro tra le aziende del bike sharing e la polizia locale, poi rinviato alla seconda settimana di maggio perché al momento tutti gli sforzi sono concentrati sull’adunata degli Alpini. Tra le richieste che avanzeranno i vigili ci sarà un sistema in grado di fornire dati identificativi di chi parcheggia in maniera irregolare e l’attribuzione di un codice univoco ad ogni bici.

Resta fermo un principio: nel caso in cui la società di noleggio non sia in grado di fornire il nominativo del trasgressore dovrà risponderne direttamente, salvo esercitare poi il diritto di rivalsa sugli utenti (che in genere devono associare all’account una carta o comunque un sistema di pagamento). Per ora, comunque, l’approccio non sarà repressivo ma educativo, confidando nella collaborazione degli operatori.

“Ci stiamo coordinando con la polizia locale e con gli operatori, ai quali sin dall’inizio inviamo segnalazioni di bici posteggiate impropriamente, per aumentare i controlli e applicare eventuali sanzioni sia agli utenti che agli operatori – conferma Robotti -. Infine, stiamo procedendo anche con il progetto BicInComune per ciclabilità da e verso le spiagge, con l’installazione di nuove aree posteggio bici private e bike sharing“. 

Proprio per evitare l’invasione disordinata dello spazio pubblico, l’amministrazione ha stabilito che la flotta complessiva dei mezzi non potrà superare i 2.350, di cui 2.000 biciclette (muscolari ed e-bike), 300 e-scooter e 50 cargo e-bike. Sono espressamente esclusi dal regolamento monopattini, segway e hoverboard.

“Il successo di questi servizi negli ultimi mesi – conclude Robotti – testimonia l’ampiezza della domanda e l’importanza dell’intermodalità, che porta benefici concreti in termini di ambiente, sicurezza e riduzione del traffico. Ricordiamoci che l’occupazione dello spazio pubblico di una bicicletta è sempre inferiore a quella di un mezzo a motore: imparare a convivere con queste diverse modalità di spostamento è un passo fondamentale per la crescita della nostra città”.

Intanto la Lega va all’attacco: i consiglieri Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua tornano a denunciare quello che definiscono un “servizio fuori controllo”. Già lo scorso 20 aprile, attraverso un’interpellanza, la Lega aveva sollevato forti dubbi sull’efficacia del modello a flusso libero e sulle ricadute per il decoro urbano. “Le nostre preoccupazioni, purtroppo, si sono rivelate fondate. Oggi la situazione è sotto gli occhi di tutti: decine di biciclette abbandonate sui marciapiedi, negli angoli delle piazze e persino in zone di pregio, che intralciano il passaggio dei pedoni e, soprattutto, dei cittadini con disabilità”. Domani è prevista la presentazione di una nuova interrogazione. “Sostenere la mobilità dolce non significa permettere l’anarchia sulle nostre strade. Quella a cui assistiamo sembra più una follia green perseguita per fini puramente d’immagine, piuttosto che un servizio strutturato per i genovesi. La città merita ordine, efficienza e una gestione che non penalizzi chi vive e lavora nei nostri quartieri”, concludono i consiglieri della Lega.




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