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Domenica di grandi feste: dopo Sinner e Antonelli il 21esimo scudetto dell’Inter


Sassuolo-Milan 2-0

Ma cosa sta succedendo ai giocatori di Allegri? Sono contagiati da un virus alieno? Da una malattia inspiegabile che paralizza testa e gambe? Altrimenti non si capisce. C’è qualcosa di inspiegabile, materia per scienziati che andrà scoperta, in questo incredibile suicidio collettivo che i rossoneri stanno consumando rischiando di compromettere la Champions. A Reggio Emilia il Milan non è mai sceso in campo: spento, svuotato, un fantasma che fa paura a sé stesso. La cronaca è impietosa. Dopo cinque minuti è andato sotto per un gol di un super Berardi (che se giocasse sempre contro i rossoneri farebbe concorrenza a Mbappé e Yamal); dopo ventiquattro minuti, è rimasto in dieci per l’espulsione di Tomori (doppio giallo). Non bastasse, al secondo minuto della ripresa è stato di nuovo affondato da un tiro di Armand Laurentiè, libero di fare i suoi comodi.

Mai una reazione, zero tiri in porta. Leao che butta via un gol già fatto. Difficile spiegare questo naufragio da balena spiaggiata: possibile che l’assenza di Modric (comunque un quarantenne che Allegri non avrebbe dovuto far giocare tutta la stagione) sia sufficiente a svuotare una squadra che, fino a qualche settimana fa, era in lotta per il titolo?

Per conquistare l’Europa, al Milan servono sei punti, ma con questi chiari di luna nulla è sicuro. Al prossimo turno c’è l’Atalanta, un’altra che cammina con il deambulatore, però non è detto che, fiutando il colpo, non si risvegli all’improvviso. Il Milan nelle ultime cinque partite ha segnato un gol realizzando solo quattro punti. «Non si può buttare via il lavoro di dieci mesi», ha tuonato Allegri. Ma con questo gruppo tutto si rimette in discussione. Per dire: Jashari, che ha sostituito Modric, non è pervenuto. Un altro acquisto indecifrabile. E Ricci? Perché non gioca più? Tante domande sul presente e sul futuro che inevitabilmente investono sia Allegri, sia la società di nuovo schiacciata da un futuro tutto da ridisegnare. Anche i tifosi sono esasperati. A fine partita hanno fischiato i giocatori rossoneri che, su indicazione del capitano Maignan, non sono andati sotto la curva per evitare situazioni imbarazzanti. Comunque, brutti segnali di un malessere diffuso.

Como-Napoli 0-0

Quando Conte vuole imbrigliare la partite per portare a casa qualcosa (nel caso specifico: la Champions) ci riesce benissimo. Le due squadre finiscono per annullarsi lasciando un retrogusto di noia e stanchezza. Però i partenopei ottengono quello che volevano, mentre i padroni di casa (che hanno fallito due grandi occasioni, ma va calcolata anche una gran traversa di Politano), devono solo rammaricarsi per aver perso un’altra ghiotta occasione per fare il grande salto. Fabregas, poco generosamente, ma giustamente, dà la colpa ai suoi attaccanti («Se vai tre volte davanti al portiere e non segni ti manca qualcosa»), però l’impressione è che questo Como, pur brillantissimo, faccia trenta e mai trentuno. Un peccato, perché i lariani, sul piano del gioco e del coraggio, hanno dominato. Nico Paz ha regalato due perle a Douvikas e Diao che son finite ai porci, mentre De Bruyne, quasi annoiato, è uscito dopo un’ora nell’indifferenza generale. Divertenti le scintille tra Fabregas e Conte: sono due galletti di due pollai diversi, se li metti vicino non possono che azzuffarsi. Ma tra prepotenti alla fine ci si intende.

Atalanta-Genoa 0-0

Come è scialba questa Dea! Non sa più vincere. Quasi come il Milan. Due punti nelle ultime quattro partite dicono tutto. Non è un bel finale per la squadra di Palladino che, probabilmente, paga la difficile partenza con Juric e la perdita di obiettivi. «Siamo poco brillanti, dobbiamo difendere il settimo posto e nessuno si deve sentire titolare», ammonisce Palladino consapevole che la sua creatura gli sta sfuggendo di mano. Il Genoa invece, non avendo più nulla da perdere, gioca in scioltezza. Per Daniele De Rossi un altro passo avanti nella crescita della sua squadra. Arrivare a 40 punti non era scontato.


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