Ranucci presenta a Campobasso ‘Il ritorno della Casta’. I nuovi intoccabili’ e l’assalto alla giustizia | isNews
Il più famoso giornalista italiano di inchiesta ha infiammato il Teatro Savoia, raccontando come i “grandi poteri” cercano di condizionare il mondo. Da ‘Tangentopoli’ agli scenari moderni, in cui i social per molti sostituiscono l’informazione rigorosa
CAMPOBASSO. Sigfrido Ranucci infiamma il Teatro Savoia di Campobasso. Grande partecipazione e tanti applausi per il più famoso giornalista italiano di inchiesta, nel capoluogo per presentare il suo ultimo libro, ‘Il Ritorno della Casta – Assalto alla Giustizia’.
L’appuntamento, organizzato da Tékne, associazione di promozione sociale, con il patrocinio del Comune di Campobasso, si è trasformato in un confronto fitto sui temi della democrazia, della giustizia e del ruolo dell’informazione.
Sul palco Ranucci ha dialogato con Giovanni Di Tota, che lo ha abilmente accompagnato in approfondimenti e riflessioni legate al volume e al lavoro giornalistico portato avanti attraverso ‘Report’. Senza paura, sfidando i “grandi poteri” e senza lasciarsi scalfire dalle intimidazioni o dagli attentati – la bomba piazzata sotto la sua abitazione ha ricordato i terribili avvertimenti di un tempo non troppo lontano – Ranucci ha spiegato perché ha aperto il suo libro con una lettera di scusa alla Repubblica, per non aver saputo riproporre lo spirito dei padri della Costituzione, per poi dar vita a un percorso di analisi sul rapporto tra potere politico e sistema giudiziario. Raccontando anche e trasformazioni della ‘Casta’ nel tempo.

Uno dei passaggi più netti dell’incontro è stato quello in cui Ranucci ha descritto l’evoluzione del potere politico in Italia. “La Casta è diventata semplicemente più raffinata – ha affermato parlando con i giornalisti prima dell’inizio della presentazione – prima facevano le cose di nascosto, adesso le fanno alla luce del sole, modificando le leggi e incidendo sull’autonomia della magistratura”.
Un cambiamento che, secondo il giornalista, rende più complesso individuare le dinamiche di potere, ma non ne riduce la portata. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della cosiddetta “questione morale”. Ranucci ha sottolineato come, rispetto al passato, questo tema sembri oggi meno centrale nel dibattito politico. “La questione morale che aveva animato la politica anni fa mi sembra essere sparita”, ha osservato, collegando questa evoluzione a un progressivo mutamento del rapporto tra cittadini e istituzioni.
Il giornalista ha poi spostato l’attenzione sui diritti sociali, richiamando alcuni principi fondamentali della Costituzione. “Non abbiamo rispettato quelli che sono i punti fondamentali della Carta – ha detto ancora – la difesa del lavoro, la sicurezza sul lavoro e il diritto alla cura”. Ha parlato delle difficoltà del sistema sanitario e dell’aumento delle persone che rinunciano alle cure, ma anche delle criticità del mondo della scuola, dove gli insegnanti si trovano spesso a operare in condizioni complesse. Si chiede ai docenti di fare tutto, dalla didattica alla gestione sociale, fino a compiti che esulano dal loro ruolo”, ha spiegato, sottolineando come il sistema scolastico sia chiamato a reggere sfide sempre più ampie senza adeguato supporto.

Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema delle riforme della giustizia e del loro impatto storico. Ranucci ha richiamato la stagione di Tangentopoli come momento di svolta, ricordando come “nel 1992 oltre cinquemila avvisi di garanzia scossero Parlamento e sistema economico”. Da lì, ha osservato, si sarebbe sviluppata una trasformazione continua del sistema politico e giudiziario. “La Casta si è rigenerata nel tempo – ha affermato – e alcune riforme hanno reso più difficile l’azione contro i colletti bianchi”.
Ha anche chiarito il senso del termine centrale del suo libro: “Casta, nella sua etimologia, significa intoccabile, non sporcabile”. Un passaggio particolarmente discusso ha riguardato il rapporto tra politica e giustizia nel contesto contemporaneo. Ranucci ha parlato di una crescente tensione tra poteri dello Stato, sostenendo che alcune riforme si inserirebbero in una più ampia trasformazione degli equilibri democratici: “Stiamo assistendo a un assestamento complessivo dei poteri, in cui il ruolo della magistratura viene progressivamente ridisegnato”. Pur senza entrare nel merito di vicende interne alla Rai, il giornalista ha difeso il lavoro della sua redazione e la continuità dell’inchiesta televisiva: “Continueremo a fare il nostro lavoro”, ha detto, rivendicando la centralità dell’approfondimento giornalistico e il seguito del programma Report.
Ranucci ha quindi allargato lo sguardo al contesto internazionale, parlando di una fase di trasformazione più ampia degli equilibri democratici e del diritto. Ha sottolineato come, a suo avviso, si stia assistendo a una progressiva erosione delle garanzie istituzionali, in un quadro globale in cui le tensioni tra politica, giustizia e informazione risultano sempre più evidenti. E in cui il controllo dei media è stato sostituito dal potere dei social, a volte anche “teleguidati” dai poteri forti. Mentre sempre più persone, giovani soprattutto, preferiscono informarsi su piattaforme controllate direttamente o indirettamente dai poteri forti. Consapevolmente o inconsapevolmente.
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